Cie, la denuncia dei Medici per i diritti umani

I centri di identificazione ed espulsione sono strutture sempre più inutili e afflittive. Questa la posizione dell’associazione Medici per i Diritti Umani (Medu).

Nell’indagine pubblicata oggi, l’associazione spiega l’inefficacia della detenzione nel contrasto all’immigrazione irregolare e le condizioni inumani degli alloggi. Secondo la Polizia di Stato lo scorso anno sono stati 6.016 (5.431 uomini e 585 donne) i migranti trattenuti in tutti i centri di identificazione ed espulsione operativi in Italia. Di questi meno della metà (2.749) è stata rimpatriata e rispetto allo scorso anno, i rimpatri sono diminuiti del 5%. Quanto alla tempistica Medu dichiara che non sempre i migranti trascorrono una media di 38 giorni. Dalle visite effettuate gli operatori dell’organizzazione hanno trovato persone detenute da più di anno e per questo provate psicologicamente . “Le istituzioni-dichiara Midu- non possono continuare ad ignorare questo stato dei fatti ed è necessario che il governo affronti con urgenza la questione del superamento di strutture del tutto incapaci di garantire il rispetto della dignità umana e i più elementari diritti della persona”.

Negli ultimi tempi ci sono state diverse proteste all’interno dei Cie. Addirittura lo scorso mese alcuni immigrati hanno deciso di cucirsi la bocca. Ciò dimostra una condizione di inumanità e, secondo Medu, una scarsa lotta all’immigrazione irregolare. Di oggi la notizia della fuga di 4 stranieri dal Centro di identificazione ed espulsione di Cagliari. Per migliorare la condizione, Medici per i Diritti Umani chiede la chiusura dei 13 Cie presenti sul territorio italiano e misure migliori nella gestione dell’immigrazione.

 

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