Clima, Cnr: dopo un’inverno mite e piovoso ci attende un’ estate torrida

E’ stato un inverno particolarmente mite e piovoso,praticamente assente, sostituito da un interminabile e piovoso autunno.Secondo i ricercatori del CNR un Gennaio particolarmente bagnato potrebbe determinare mesi estivi caldi ed asciutti. Questo attraverso un processo denominato «mediazione» delle correnti.

Sempre secondo gli esperti l’Adriatico è una delle poche aree nel Mediterraneo in cui in inverno si formano le «acque dense»: flussi d’acqua che, essendo più pesanti a causa del freddo e dell’alto livello di salinità, sprofondano verso il basso, favorendo il rinnovamento dei fondali grazie all’apporto di ossigeno. Questo innescherebbe correnti in profondità che farebbe scendere verso sud le acque fredde lungo la costa italiana e risalire dallo Ionio verso nord quelle calde, lungo il litorale orientale.

Quest’anno però le anomalia termiche e pluviometriche di Gennaio hanno alterato questa circolazione, a causa soprattutto delle abbondanti precipitazioni che hanno interessato il bacino Adriatico direttamente, e in maniera indiretta attraverso le portate dei fiumi, soprattutto il Po. Esse hanno generato enormi masse di acqua poco densa, che non potranno raggiungere i fondali del sud Adriatico e dello Ionio.

Ciò potrebbe quindi portare ad un aumento delle temperature medie nei mesi estivi ed ad un’ulteriore diminuzione delle precipitazioni. Secondo i ricercatori da un lato il mancato mescolamento delle acque porterà meno ossigeno verso il fondo, dall’altro l’elevato apporto di nutrienti arrivati dai fiumi in piena favorirà la proliferazione di alghe microscopiche che, una volta decomposte, abbasseranno ulteriormente i valori di ossigeno, causando possibili morie di pesci e molluschi.

Questi variazioni potrebbero causare anche variazioni alle correnti oceaniche a livello planetario. Le acque adriatiche influenzano la circolazione del Mediterraneo, che a sua volta è importante per i processi di formazione di acque dense al largo della Groenlandia e delle coste norvegesi. Sono aree chiave per il trasferimento del calore in tutto il pianeta attraverso la corrente termoalina globale. Se questo nastro trasportatore dovesse ulteriormente rallentare, dopo le prime evidenze legate al riscaldamento globale del pianeta rischieremo di dover fronteggiare un periodo molto freddo, quasi polare.

I dati sono eloquenti. Nel nord Adriatico le ultime rilevazioni mostrano una temperatura dell’acqua sul fondo di circa 2 gradi superiore alla media degli ultimi trent’anni. Questo ha rallentato di molto il rinnovamento delle acque, che nel solo gennaio-febbraio 2012, complice un inverno estremamente freddo, aveva invece interessato circa il 60% del volume, stabilendo un record assoluto di densità da quando sono iniziate le misure in Adriatico settentrionale, circa un secolo fa. A distanza di soli due anni siamo agli antipodi.

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