Intolleranze alimentari, frutto della psiche?

Circa il 40% della popolazione sospetta di essere intollerante ad alcuni cibi,spesso però la causa di queste reazioni avverse agli alimenti, potrebbe essere di natura psicologica.A sostenerlo Edi Salvadori, psicopedagogista, secondo la quale il rifiuto di un cibo da parte dell’organismo può essere legato a un’emozione non riconosciuta e riconducibile all’alimento stesso, con la conseguenza che, alla rimozione del blocco emotivo, il sintomo scompare.

Nella mia esperienza professionale – sostiene Salvadori – mi sono accorta che le intolleranze alimentari nascono, essenzialmente, dalla nostra incapacità di ascoltarci, di ascoltare i nostri desideri più profondi, di dare fiducia alla saggezza antica del nostro corpo.

Alcuni esempi: L’intolleranza alla mela sarebbe legata, secondo l’esperta, al senso di colpa, quella al latte ad una figura materna ansiosa (per paura del distacco, perché ha vissuto un aborto, ha subito violenze, per proteggere la prole) o assente(perché presa dai suoi problemi lavorativi, esistenziali, dai suoi disagi relazionali). L’intolleranza al glutine sarebbe correlata con la difficoltà di instaurare relazioni stabili e la paura di rimanere “invischiati”, soprattutto nel contesto familiare, quella al prezzemolo con la difficoltà di porre dei confini tra i propri bisogni e quelli degli altri e quella alla carne con uno stile di vita frenetico e caotico. C’è infine l’intolleranza al cioccolato, che se e’ fondente secondo Salvadori e’ sinonimo di una vita sessuale vissuta come senso del dovere e non del piacere, se al latte invece e’ la manifestazione di un bisogno di coccole e di dolcezza.

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