Islanda:Birra alla balena,bevila e diventerai un vero vichingo

Il birrificio islandese Steðji ha lanciato per il mese di Thor – durante il quale si consumano cibi tradizionali, carne di balena compresa, una festività che va da fine gennaio a fine febbraio – una birra che tra gli ingredienti ne vanta uno molto speciale: farina ricavata da ossa di balena che arriva dalle baleniere della Hvalur. Senza vergona, lo stesso nome campeggia in bella vista sull’etichetta. E per migliorare le prestazioni il birrificio Steðji decanta con orgoglio le proprietà di questa incredibile birra: pochi grassi, niente zucchero aggiunto e 5,2% di gradazione alcolica. Il claim pubblicitario: «Bevila e diventerai un vero vichingo». Peccato che al tempo dei vichinghi le balene non fossero in via d’estinzione e non erano considerate un capriccio irrinunciabile.

Come leggiamo su Lettera43 «I cetacei entrano nel processo di lavorazione sottoforma di farina di balena, ne basta un chilo per arricchire 2 mila litri di birra. Sul sito dei monopolio di stato islandese, una bottiglia da 33 centilitri costa 444 corone: meno di tre euro» e in Islanda ha “fatto il botto”: 3.500 litri sono già stati venduti, una quantità che equivale a soddisfare due terzi della produzione…

Non sono tardate ad arrivare le proteste degli ambientalisti: «utilizzare la balena come ingrediente per una birra è assurdo, immorale, oltraggioso». Ma non hanno avuto praticamente seguito. A metà gennaio un tribunale ha deciso di ritirare la birra dal commercio: il processo di produzione non rispetterebbe le norme. Titoli di coda? No, perché il birrificio ha fatto ricorso e l’ha spuntata. La “bionda alla balena” è tornata sugli scaffali.

Il rapporto tra islandesi e balene è molto complesso e ha a che fare con l’economia e la cultura dell’isola, ma anche (e forse soprattutto) il poter fare di testa propria . Perché se è vero che sull’isola praticamente nessuno consuma carne di balena, è altrettanto vero che in pochi sono contrari alla caccia ai cetacei. Solo il 3% della popolazione mangia carne di balena almeno sei volte l’anno, il l 75% non la compra mai. Si sale all’86% nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni: gli acquirenti di domani evitano questo prodotto. Il mercato di riferimento, in realtà, è quello giapponese.

Ma l’assurdità risiede nel fatto che sull’isola della carne di balena quasi non sanno più che farci: nel 2013 è stata utilizzata come cibo per cani (senza molta fortuna) e l’olio contenuto nelle pinne dei mammiferi serve a produrre carburante che alimenta proprio le turbine delle baleniere. Eppure il 60% degli islandesi è favorevole alla caccia alla balena. In un sondaggio condotto a luglio infatti, appena il 9% si diceva fermamente contrario, mentre un intervistato su quattro si proclamava neutrale.

Le critiche? Rispedite al mittente: qualche tempo fa, il presidente della Repubblica Ólafur Ragnar Grímsson ha risposto alle critiche degli Stati Uniti dichiarando che l’utilizzo delle risorse dell’oceano è sempre stato essenziale per la sopravvivenza dell’isola.

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