Le mamme della Terra dei Fuochi

Il Dipartimento di Prevenzione e la Terra dei fuochi

E’ di dicembre scorso l’appello del Coordinatore Onorario del Collegio degli Operatori della Società Italiana di Igiene (SItI), Dott. Vittorio Carreri, circa la necessità che gli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL della Regione Campania elaborino un documento sulla “gravissima vicenda della Terra dei fuochi”.

Della gravissima vicenda tanto ha parlato Don Maurizio Patriciello, parroco del Comune di Caivano, che mercoledì 22 gennaio è stato ricevuto dal Presidente Napolitano con una delegazione dell’Associazione “Noi genitori di tutti”, aderente al Coordinamento Comitati Fuochi, composta dalle mamme che hanno perso i loro bambini per le conseguenze dell’inquinamento ambientale a seguito dell’interramento criminale di rifiuti tossici in Campania, in particolare nelle aree del napoletano e del casertano. All’ordine del giorno dell’incontro, il decreto 136 Ilva-Terra dei Fuochi che prevede, per le aree campane, la bonifica dell’area con l’istituzione di un comitato interministeriale aperto anche alla partecipazione del presidente della regione Campania.

“Il decreto – afferma Don Patriciello – è una buona cosa, ma è nato piccino piccino…..abbiamo paura delle cose straordinarie, vogliamo che le cose procedano in modo ordinario..” e ancora “La Sanità è la parte che manca nel decreto”.

La Sanità manca nel decreto. Come operatore sanitario di un Dipartimento di Prevenzione di un’azienda sanitaria campana ritengo di condividere pienamente l’affermazione del parroco di Caivano. Sono convinto che egli non si riferisca all’assistenza sanitaria, ai ricoveri ospedalieri, alle terapie opportune, ma che faccia riferimento alla prevenzione collettiva, alla sicurezza del territorio, alla tutela della salute della popolazione, alla sicurezza alimentare, alla salubrità dei prodotti della terra e delle filiere lattiero-casearie. Vorrei anche collegarmi all’altra affermazione di Don Patriciello quando dice: “abbiamo paura delle cose straordinarie, vogliamo che le cose procedano in modo ordinario”.

Il Dipartimento di Prevenzione è stato istituito con il D.L.vo 502/92 “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’art. 1 della Legge 23 ottobre 1992, n. 421”, successivamente modificato e integrato con il D.L.vo 517/93 recante “Disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale ed università, a norma dell’articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419” e con il DL.vo n. 229/99 recante: “Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell’art.1 della legge 30 novembre 1998, n. 419”. Al Dipartimento di Prevenzione afferiscono le tre grandi Aree della Sanità Pubblica, della Tutela della Salute negli Ambienti di Lavoro e della Sanità Pubblica Veterinaria. Il legislatore ha inteso, quindi, costituire una macrostruttura polifunzionale ed interattiva al fine di promuovere azioni volte ad individuare e rimuovere le cause di nocività di origine ambientale, umana ed animale, mediante iniziative promosse in collaborazione con i Distretti, con le altre strutture dell’Azienda Sanitaria Locale e dei Presidi Ospedalieri, prevedendo così il coinvolgimento di operatori di diverse discipline.

Tra le funzioni del Dipartimento, anche in riferimento alla definizione dei livelli essenziali di assistenza (LEA), a supporto dell’Autorità Sanitaria Locale, si profilano le seguenti attività:

a. profilassi delle malattie infettive e parassitarie;

b. tutela della collettività dai rischi sanitari degli ambienti di vita anche con riferimento agli effetti sanitari degli inquinanti ambientali;

c. tutela della collettività e dei singoli dai rischi infortunistici e sanitari connessi agli ambienti di lavoro;

d. sanità pubblica veterinaria che comprende sorveglianza epidemiologica delle popolazioni animali e profilassi delle malattie infettive e parassitarie; farmacovigilanza veterinaria; igiene delle produzioni zootecniche; tutela igienico-sanitaria degli alimenti di origine animale;

e. tutela igienico-sanitaria degli alimenti;

f. sorveglianza e prevenzione nutrizionale.

Le Regioni, è riportato nella Legge, individuano le modalità e i livelli di integrazione fra politiche sanitarie ed ambientali, prevedendo la stipulazione di accordi di programma e convenzioni tra le Unità Sanitarie Locali e le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, per la tutela della popolazione dal rischio ambiente, con particolare riguardo alle attività di sorveglianza epidemiologica e di previsione dei rischi.

Il Dipartimento di Prevenzione è una struttura presente solo nel nostro servizio sanitario e ciò è visto con particolare interesse dall’Unione Europea in quanto rappresenta un modello di risposta multisettoriale, interdisciplinare e presenta caratteristiche tali da consentire di affrontare e gestire piccoli e grandi eventi.

In riferimento alla problematica della Terra dei fuochi, le azioni da intraprendere rientrano nelle attività che il legislatore ha attribuito come compiti istituzionali al Dipartimento di Prevenzione: inquinamento ambientale, controllo e tutela del suolo, tutela e controllo dell’aria contro i pericoli di inquinamento atmosferico e mitigazione dei rischi, tutela e controllo delle acque contro i pericoli di inquinamento industriale, valutazione dell’impatto sulla salute umana dei fattori di nocività, pericolosità e di deterioramento negli ambienti di vita e indicazione delle misure idonee alla tutela della salute umana, protezione della salute della popolazione dai rischi derivati dalla presenza di fibre di amianto nell’atmosfera e nei materiali, vigilanza sulle industrie insalubri, formulazione di mappe di rischio ambientale sulla verifica degli effetti sulla salute da detenzione e smaltimento dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, individuazione e gestione di sostanze tossiche-nocive, gestione del registro nominativo delle cause di morte (RENCaM), sicurezza alimentare, sicurezza dei lavoratori e dei cittadini che risiedono nelle zone a rischio.

Possiamo, quindi, affermare con Don Patriciello che non c’è bisogno di promuovere azioni e misure straordinarie per decongestionare il problema rifiuti tossici in Campania, ma basta mettere in condizioni il dipartimento di prevenzione di operare nel proprio “ordinario”. Fare riferimento, quindi, a quanto previsto dal legislatore nel D.L.vo 502/92 e successive modifiche e integrazioni e a quanto riportato nel DPCM dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Lavorano, infatti, nel Dipartimento medici, veterinari, biologi, chimici, ingegneri, tecnici della prevenzione, professionisti preparati e specializzati. Sono stati negli anni addestrati a lavorare in modo trasversale proprio per affrontare le emergenze ambientali. E’, infatti, la caratteristica del Dipartimento di Prevenzione avere uno sguardo d’insieme e dare risposte integrate. Il D.P. si interfaccia con le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, per la tutela della popolazione dal rischio ambiente, con particolare riguardo alle attività di sorveglianza epidemiologica e di previsione dei rischi, per la vigilanza, il controllo e le analisi appropriate. I Servizi Veterinari si avvalgono della Rete degli Istituti Zooprofilattici per il controllo delle malattie infettive degli animali, ivi comprese le zoonosi, per il benessere degli animali e per garantire la sorveglianza sulla salubrità degli alimenti di origine animale durante tutte le fasi ( “dai campi – stalla alla tavola”). A garanzia del consumatore europeo, inoltre, è attivo un complesso ed articolato sistema di allerta per notificare in tempo reale i rischi diretti o indiretti per la salute pubblica connessi al consumo di alimenti o mangimi. E’ stato istituito, infatti, un sistema rapido di allerta comunitario, sotto forma di rete, a cui partecipano la Commissione Europea e gli Stati membri dell’Unione. Per svolgere tali compiti il personale del D.P., limitatamente ai compiti istituzionali e nell’area di specifica competenza, ha la qualifica di U.P.G. – Ufficiale di Polizia Giudiziaria.

Le parole di don Patriciello e del Presidente Napolitano, a proposito della Terra dei fuochi, trovano, quindi, nella mssion del dipartimento di prevenzione la loro giusta risposta. A mio avviso, il D.P. potrebbe rivestire nell’emergenza della Terra dei fuochi, un ruolo strategico, anche in relazione alla particolare articolazione che il Dipartimento ha sviluppato sull’intero territorio e alle sinergie che istaura con gli Enti locali. E’ auspicabile l’attivazione di una cabina di regia dove ogni Dipartimento di Prevenzione presente in Campania dia il proprio contributo, in quanto la risposta da dare alla Terra dei fuochi deve essere di sistema e complessiva.

Per favorire questo percorso è necessario l’aiuto di tutti e, in tale ottica, ritengo che il contributo anche delle associazioni scientifiche quali la SItI (Società Italiana di Igiene) la SIMeVeP (Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva), le associazioni ambientaliste siano determinanti anche per favorire il concetto di cittadinanza attiva, basato sulla promozione dell’autodifesa, dell’autoprotezione e dell’autodeterminazione, a servizio del cittadino e del territorio.

Autodifesa – autoprotezione: Nell’agosto 2004  la prestigiosa rivista scientifica internazionale The Lancet Oncology  definì triangolo della morte  l’area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano. Il comune di Acerra si estende su 54 Kmq e ha un popolazione di 54.000 abitanti, Nola si estende su 34 Kmq e ha una popolazione di 34.000 abitanti e Marigilano si estende su 22Kmq e ha una popolazione di 30.000. abitanti. Lo studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, sul triangolo della morte, portò alla conclusione che, in quel territorio maledetto, i casi di neoplasie erano particolarmente alti rispetto alla media nazionale.

Non entro nella questione posta dai ricercatori ma sul tema vi invito a seguire gli sviluppi epidemiologici su http://www.epicentro.iss.it/discussioni/rifiuti/rifiuti.asp, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. Vorrei, però, partire proprio da questo articolo sul Triangolo della morte per sviluppare un ragionamento sul concetto di autodifesa e auto protezione. L’area del triangolo della morte è di 110 Kmq, territorio vasto ma sicuramente gestibile con i normali mezzi in dotazione agli enti preposti al controllo e alla vigilanza del territorio. L’accesso nel triangolo della morte può avvenire solo per via terra. Non esiste, infatti, un accesso per mare o fluviale né tantomeno sono presenti aereoporti. Non penso che le forze di controllo preposte alla vigilanza del territorio, in questi anni, non abbiano svolto il proprio lavoro, quello che è mancato, invece, è che la vigilanza, il controllo e l’attività investigativa non sono stati integrati e “di sistema” e non sono state ben utilizzate le nuove tecnologie sottostimando, così, il rischio ambientale. La legislazione sull’argomento non era aggiornata e non in grado di offrire gli strumenti giusti per affrontare il mercato dei rifiuti tossici-nocivi. La buona politica non ha reagito con tempestività al degrado e all’abbandono dei territori a rischio. Le comunità locali sono state abbandonate al loro nefasto destino. L’autodifesa e l’autoprotezione hanno spinto le mamme della Terra dei fuochi a intraprendere una difficile battaglia per difendere la salute dei propri figli. Le mamme sono i difensori della madre terra, oltraggiata e violentata. Autodeterminazione: noi campani abbiamo l’atavico comportamento di aspettare dall’alto la risoluzione di un problema. La storia è ricca di esempi: i viceré, i masanielli, i maradona, i commissari. La nostra terra è stata commissariata per i rifiuti, per il Sarno, per la sanità, per gli scavi di Pompei, per il San Carlo, ecc., ecc…

Il decentramento amministrativo, il principio di sussidiarietà, la resilienza devono diventare realtà per far rinascere la Campania felix. Le mamme della Terra dei fuochi hanno lanciato un forte segnale per un nuovo Rinascimento.

Raffaele Bove

DVM, PhD , Di.Ma.

Dirigente Veterinario Asl Salerno

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