Discarica di Bussi: una bomba ecologica, acqua contaminata per 700mila persone

La discarica di Bussi sul Tirino,considerata la più grande d’Europa,ha contaminato l’acqua distribuita a 700 mila consumatori senza controllo, persino a ospedali e scuole.La conferma arriva dall’ Istituto superiore della sanità, che per la prima volta dal sequestro del sito avvenuto nel 2007, ha prodotto una relazione di 70 pagine.”La qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa”, prosegue la Relazione dell’ISS depositata agli atti del processo di Chieti dove sono sotto processo i vertici di Montedison e Solvay con oltre 20 indagati (rettifica)dopo l’inchiesta del Corpo Forestale.

Il documento, redatto da Riccardo Crebelli e Luca Lucentini, consulenti tecnici dell’avvocatura dello Stato, parte dalla definizione generale di “pericolistà della salute”, illustra i dati di riferimento, mettendo insieme quelli dell’Arta, della forestale, di campioni prelevati dai pozzi Sant’Angelo, dalle fontane pubbliche di Torre de’ Passeri e in corso Umberto a Pescara, poi a Chieti, a Tocco, a Castiglione e a Popoli.

Nel sito sono state interrate circa 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di ammonio dell’ex Polo chimico Montecatini Edison. Il danno ambientale stimato è di circa  8 miliardi e mezzo mentre per la bonifica occorreranno 600 milioni.

La relazione dell’Istituto Superiore di Sanità punta il dito anche contro la mancata informazione. “La mancanza di qualsiasi informazione relativa alla contaminazione delle acque con una molteplicita’ di sostanze pericolose e tossiche, solo una parte delle quali potra’ essere tardivamente e discontinuamente oggetto di rilevazione nelle acque, ha pregiudicato la possibilità di effettuare nel tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle stesse sostanze dalle acque”. Così si legge nella relazione di 70 pagine che i consulenti tecnici dell’Avvocatura dello Stato.  “Del significativo rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli”, si legge tra le conclusioni.  Ci sono quindi “incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l’utilizzo delle acque”, chiude l’Istituto Superiore della Sanita’.

Interramenti di sostanze tossiche nella discarica abusiva di Bussi e sversamenti nel fiume Tirino avvenivano almeno già dal 1963. E’ quanto si legge in un passo della relazione dell’Istituto superiore della sanità. La notizia è venuta fuori ascoltando sommarie informazioni ex dipendenti Montedison, tra cui l’ex capo reparto dell’impianto Clorametani.  Alla forestale l’uomo aveva riferito che, fino al 1974, i sottoprodotti derivanti dal

processo di reazione tra cloro e metano, venivano “inizialmente scaricati nel fiume Tirino” e successivamente interrati nella megadiscarica abusiva. “Dai documenti agli atti – scrivono i consulenti – si evince che lo smaltimento prevedesse oltre all’interramento anche una successiva fase di copertura con materiale di riporto e conseguente preoccupazione dei diretti interessati per un ‘probabile inquinamento del sottosuolo, per

infiltrazione della componente liquida’. La preoccupazione sull’interramento dei Clorometani pesanti, da quanto emerge da alcuni incontri avvenuti nel 1972 tra il responsabile delle Relazioni con amministrazioni pubbliche periferiche, il direttore dello stabilimento di Bussi e personalità dell’amministrazione pubblica pescarese, riguardavano il possibile inquinamento della falda freatica anche in considerazione della presenza dell’acquedotto di Pescara. Tale possibilità, risulta dagli atti, del tutto scongiurata visto l’insolubilità delle sostanze e l’inquadramento dell’acquedotto Giardino (Pescara) posto ad alta quota e soprattutto distante dalla megadiscarica. Tuttavia – osservano gli esperti – è doveroso sottolineare che i Clorometani pesanti pur pur non presentando un’elevata solubilità sono comunque solubili a tal punto da determinare una situazione di pesante contaminazione delle acque sotterranee, di cui sono i contaminanti più comuni ma anche i più difficili da rimuovere come sottolineato anche dalla documentazione visionata. Il 1972 – sostengono i consulenti dell’Istituto superiore di Sanità – è l’ultimo anno di cui ci sono riferimenti diretti o indiretti riguardo sia all’interramento dei Clorometani pesanti che alla megadiscarica abusiva. Bisognerà attendere il 2007 per riportare alla luce la megadiscarica attraverso gli accertamenti del Corpo forestale dello Stato”.

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