Emergenza rifiuti in Calabria, le proposte di Fare Verde contro chiacchere e inceneritori

“Una politica dei rifiuti basata sullo smaltimento in discarica e sul ricorso esclusivo all’incenerimento non può produrre niente di positivo – dichiara Francesco Greco, presidente nazionale di Fare Verde – si smetta di invocare gli inceneritori come la migliore soluzione allo smaltimento dei rifiuti e come unica risoluzione allo scandalo discariche.
Non a caso – ricorda Greco – l’Unione Europea pone l’incenerimento come rimedio estremo da utilizzare solo dopo aver avviato una riduzione, un riuso ed un riciclaggio dei rifiuti: in Calabria sembra che questi aspetti non siano stati ancora recepiti dagli amministratori pubblici.

“Le soluzioni esistono – prosegue il presidente nazionale di Fare Verde – e sono già praticate in Italia e in altre nazioni del Nord Europa: vuoto a rendere, prodotti alla spina, tassazione dell’usa e getta, tariffe più basse per chi produce meno rifiuti, obbligo di recupero e compostaggio degli scarti organici, incentivi per le famiglie che usano pannolini lavabili, promozione dell’acqua del rubinetto al posto di quella in plastica, sconti per chi ricicla in giardino gli avanzi di cucina.Si tratta di soluzioni – sostiene – che sembrano del tutto sconosciute agli amministratori pubblici calabresi. Da molti anni, l’associazione ambientalista Fare Verde Onlus, con Francesco Pacienza, già presidente di Fare Verde Calabria, ha avvertito i sindaci, i presidenti delle province e gli amministratori regionali che, senza un’attenta e reale politica di gestione dei rifiuti incentrata sulla raccolta differenziata, il sistema basato sulle discariche sarebbe collassato. Dal 2008 a oggi nulla di concreto è stato fatto e realizzato, se non sprechi di denaro pubblico a discapito dei cittadini e della loro qualità di vita”.

Un inceneritore, che qualcuno definisce con il termine apparentemente più innocuo di “termovalorizzatore”, produce un aumento esponenziale delle patologie connesse all’insorgenza di malattie allergiche, ai tumori polmonari e dell’apparato respiratorio senza dimenticare le diossine, che sono un serio pericolo non solo per la salute umana ma anche per l’intera catena alimentare umana ed animale. Inoltre, questi impianti emettono polveri sottili come i PM 2,5 ed i PM 0,01 per i quali non esiste alcuna barriera tecnologica in grado di filtrarli. Essi penetrano direttamente nelle cellule umane e nel sangue.

“Riciclare le materie che si andrebbero ad incenerire – conclude Francesco Greco – produce più vantaggi sia in termini energetici, in quanto non bisogna far ricorso ad ingenti risorse di petrolio per produrle ex novo, ma anche in termini di quantità di gas serra immessi nell’atmosfera: riciclaggio e compostaggio abbattono le emissioni di 460 Kg/T, mentre l’incenerimento solo di 10 Kg/T”.

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