Cesvi in Amazzonia, i progetti per preservare l’anima della foresta

230 milioni di ettari di alberi sono stati persi negli ultimi dieci anni. Secondo i dati raccolti dall’Istituto nazionale di ricerca spaziale (INPE), da luglio 2012 a luglio 2013 sono andati distrutti 5.843 km quadrati di foresta amazzonica, ovvero il 28% in più rispetto all’anno precedente.Su queste cifre il Cesvi ha deciso di riaccendere i riflettori in occasione dalla Giornata Mondiale della Terra.

Da molti anni l’Ong lavora nella parte sud occidentale dell’Amazzonia, nelle regioni di Madre de Dios (Perù), Pando (Bolivia) e Acre (Brasile), dove si registra la maggiore concentrazione di piante tropicali e di biodiversità. I progetti del Cesvi in Amazzonia, finanziati dall’Unione Europea e dal Comune di Milano, hanno investito sullo sviluppo comunitario per affermare i diritti dei nativi e per dare loro la conoscenza tecnica necessaria per preservare le risorse naturali.

Circa 4.282 contadini locali hanno compreso l’importanza della noce amazzonica (detta anche castagna) sia dal punto di vista nutrizionale sia per la sostenibilità ambientale e hanno imparato ad affinare le tecniche di raccolta e lavorazione della castagna, contribuendo alla salvaguardia degli ecosistemi forestali.

Il disboscamento, il traffico illegale del legno, la caccia delle specie protette, l’estrazione dell’oro dai fiumi con il mercurio e l’allevamento sono pratiche che, oltre a minacciare il patrimonio di biodiversità, disperdono la vera ricchezza della foresta amazzonica.“Inizialmente abbiamo indagato le conoscenze sul territorio delle popolazioni native con la finalità di recuperare e diffondere le tradizioni utili a conservare l’anima dell’Amazzonia” afferma Elena Cipollini, responsabile Cesvi in Bolivia. “Abbiamo coinvolto sia le comunità native che le comunità contadine, avviando una serie di attività per la salvaguardia delle risorse naturali e del suolo”.

Le iniziative hanno interessato la raccolta, la lavorazione e la commercializzazione della noce amazzonica. Un settore importante per le comunità locali (solo nella regione di Madre de Dios il 20% della popolazione, circa 20.000 persone, ricava il 67% del reddito familiare dal mercato della noce), ma allo stesso tempo vittima delle oscillazioni di prezzo del mercato della frutta secca internazionale.

Quando il prezzo cala a livello globale le comunità rurali, per sopravvivere, abbandonano la produzione della castagna per dedicarsi ad attività produttive alternative (estrazione, allevamento) che hanno un impatto negativo sul suolo.

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