Ebola: Oms, aumentano casi in Guinea, 220 infezioni e 135 morti

Sono saliti a 135 i morti, e 220 contagi con quasi l’80% delle diagnosi confermate dalle indagini di laboratorio. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità,“non si tratti della più grande epidemia di ebola mai affrontata”.

A rischio gli operatori sanitari – in Guinea 24 medici e infermieri sono stati contagiati e 13 sono poi deceduti – e gli addetti alle sepolture. Il virus, contro cui non esiste un vaccino efficace, si trasmette tra esseri umani principalmente attraverso il contatto con sangue e altri fluidi biologici infetti. L’origine dell’epidemia non è nota, ma i sospetti riguardano soprattutto la cacciagione locale: probabile fonte primaria dell’infezione. Dalle indagini è emerso invece come la maggior parte dei “casi secondari” avesse partecipato a cerimonie funebri: entrando in contatto con pazienti deceduti o persone infette. Tenendo conto che l’ebola può avere una incubazione massima di 21 giorni, l’identificazione di nuovi casi nelle prossime settimane non è dunque da escludere, soprattutto tra le popolazioni guineane e liberiane.

Secondo Medici Senza Frontiere per contenere l’epidemia ci sono quattro o cinque azioni che bisogna fare: isolare i pazienti contaminati in un centro specializzato, dove le persone che entrano sono protette e non si contagiano fra loro; identificare le persone che hanno avuto dei contatti fisici con questi pazienti contaminati, che siano ancora vivi o deceduti; quindi, seguire questi contatti per 21 giorni, che è il periodo di incubazione, per definire che la persona non sia più contaminata; serve poi una sorveglianza epidemiologica per identificare le zone più colpite e nello stesso tempo mettere in opera anche delle équipe mobili, che possano andare a recuperare i pazienti sospetti o probabilmente malati.

Finora le epidemie di ebola non si sono mai estese oltre un raggio di poche decine di chilometri dal punto in cui si sono generate, afferma Massimo Galli, ordinario di malattie infettive all’Università Statale di Milano. La probabilità che un viaggiatore possa contagiarsi è dunque trascurabile: le aree interessate sono fuori dai circuiti turistici e le condizioni necessarie per il contagio – il virus non viene veicolato dagli insetti e non può essere contratto per via aerea – escludono una rigida profilassi. Alcune precauzioni risultano comunque utili, per chi avesse in programma un viaggio in Africa occidentale: meglio evitare il contatto con animali selvatici e il consumo di cacciagione. Attenzione anche sotto le lenzuola: la trasmissione del virus per via sessuale (attraverso il liquido seminale) può avvenire anche sette settimane dopo la guarigione. No, dunque, ai rapporti a rischio.

 

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