Epatite C: trovata la cura, ma non per tutti, mancano i soldi

Epatite C, finalmente c’è la cura ,è quanto riporta Repubblica.it in odierno articolo,ma l’interrogativo dominante sono i costi dei costi e la sostenibilità dei sistemi santitari:servono 84mila dollari per persona. All’International Liver congress di Londra dove hanno preso parte 10 mila specialisti delle malattie del fegato, la domanda più ricorrente è :ma se li curiamo tutti, come ci impone il giuramento d’Ippocrate, mancheranno i soldi per il cancro, l’infarto e le altre malattie”. “È una rivoluzione scientifica … ma chi salviamo prima?.

Ad oggi nel mondo ci sono 185 milioni di infettati (stime Oms di questo aprile) con 350 mila decessi l’anno,in Italia si ipotizzano 1,2 milioni di infetti di cui 200-300 mila hanno la cirrosi e 8 mila muoiono ogni anno.

Il virus dell’epatite C fu scoperto circa 30 anni fa,una nuova infezione del fegato,dopo l’oramai conosciuta epatite A che faceva diventare gialli ma guariva da sola in pochi mesi. La nuova invece assomigliava alla B, scoperta poco prima e per la quale non c’era cura.

La ricerca si è mossa lentamente nei primi anni, fino all’avvento dell’HIV. I due virus infatti sono molto simili e la ricerca sull’HIV, finanziata con milioni e milioni di dollari, ha aperto strade veloci a quella sull’epatite C. E i risultati sono arrivati, con il grande handicap di essere estremamente costosi.

La svolta è avvenuta l’anno scorso con il sofosbuvir già in commercio negli USA. E’ il farmaco che consente di parlare di eradicazione del virus. Ha pochissimi effetti collaterali, consiste in una pillola al giorno per due o tre mesi e guarisce nel 96-100% dei casi. Per i casi in cui il farmaco non è efficace si stanno già sperimentando nuove varianti. L’unico grandissimo ostacolo resta il prezzo: 84mila dollari per persona.

Nessuno dei sistemi sanitari nazionali europei può sostenere i costi per curare tutti i propri malati, pertanto è assolutamente necessario individuare dei criteri che siano univoci in tutte le regioni e in tutti Paesi. Curare prima i malati gravi, i trapiantati reinfettati, poi le donne che vogliono una gravidanza e poi gli infettati in fase iniziale, dicono alcuni.

Ma lo spettro dei viaggi della speranza per avere la cura pagando aleggia già su questa cura che ha bruciato le tappe della ricerca, ma che pone ora dei giusti dilemmi etici sul diritto alle cure

 

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