Massacro in ospedale Medici senza frontiere, uccise 22 persone

Uccise 22 persone in un ospedale di “Medici senza frontiere” nella Repubblica Centrafricana. Le autorità della regione di Nanga Boguila, 450 km a nord della capitale Bangui, hanno riferito che sotto i colpi degli assalitori sono morti, tra gli altri, “16 civili disarmati, tra cui tre dipendenti di Medici senza frontiere”.

“Siamo estremamente scioccati e rattristati dalla violenza brutale usata contro il nostro staff sanitario e contro la comunità – ha commentato Stefano Argenziano, capo missione per Msf nella Repubblica Centrafricana -. Questo spaventoso incidente ci ha costretti a ritirare personale importante e a sospendere le attività a Boguila. E stiamo anche valutando se sia fattibile continuare a lavorare in altre zone”.

L’attacco, hanno riferito i sopravvissuti, è avvenuto mentre al Boguila Hospital era in corso una riunione con 40 leader della comunità invitati da Msf per discutere l’accesso della popolazione alle cure mediche. Miliziani armati ex Seleka hanno circondato l’ospedale e hanno cominciato a sparare sulla gente; fuggendo hanno rubato di tutto, anche i computer, e hanno distrutto porte, finestre e suppellettili.

Dal colpo di stato compiuto nel marzo 2013 dai miliziani islamici, tutta la Repubblica Centrafricana è teatro di violenze interreligiose che hanno anche costretto alla fuga dalla capitale Bangui più di 13mila musulmani, che da domenica vengono trasferiti sotto scorta internazionale nel nord. Gli sfollati sono però molti di più e la situazione resta estremamente instabile in tutto il Paese.

MSF lavora in Repubblica Centrafricana dal 1997. Attualmente, più di 300 operatori internazionali e più di 2.000 operatori locali lavorano nel paese. MSF gestisce sette progetti regolari (a Batangafo, Carnot, Kabo, Ndélé, Paoua, Bria e Zémio) e otto progetti di emergenza (a Bangui, Berbérati, Bouar, Boguila, Bossangoa, Bangassou e Bocaranga, oltre a delle cliniche mobili nel nordovest del paese) Le équipe di MSF forniscono anche assistenza ai rifugiati centrafricani che sono fuggiti in Ciad, Camerun e Repubblica Democratica del Congo.

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