Viticoltore bio ha rischiato il carcere per aver rifiutato l’uso di pesticidi

Emmanuel Giboulot,viticoltore biologico della Borgogna ,ha rischiato il carcere fino a 6 mesi per non aver obbedito all’ordine di un ispettore della direzione generale dell’Agricoltura di intervenire con fitofarmaci, per distruggere un insetto incolpato di trasmettere una malattia devastante per le piante.

I fatti per i quali il viticoltore francese era stato incolpato risalgono a giugno dell’anno scorso. Durante quel periodo, per contrastare un rischio ipotetico di epidemia di flavescenza dorata, una malattia tipica delle viti, il prefetto della Côte-d’Or ha deciso che tutti i viticoltori avrebbero dovuto, obbligatoriamente, trattare le loro vigne contro la cicalina, l’insetto che diffonde la malattia. Per farlo, si sarebbe dovuto utilizzare un insetticida molto aggressivo, giudicato dannoso non solo contro questo particolare insetto ritenuto responsabile della flavescenza dorata, ma anche contro altri animali impollinatori, come le api.

Giboulot è un viticoltore biologico e da più di 30 anni lavora per preservare gli equilibri ecologici della propria vigna. Utilizzare pesticidi avrebbe vanificato il lavoro di tutta una vita. Così, ha deciso di combattere la cicalina, scegliendo tra i numerosi trattamenti naturali ben conosciuti dagli agricoltori biologici. Fino a quando, la scorsa estate, il 51enne francese è stato raggiunto da un ispettore della direzione regionale dell’Agricoltura che gli ha chiesto di mostrare le fatture di acquisto dell’insetticida. Giboulot ha dichiarato di non averlo usato e così è stato denunciato.

Nel mese di novembre, Giboulot ha dichiarato al sito Decanter.com di essere convinto che un trattamento sistematico, senza alcun sintomo della malattia, non sia la soluzione migliore per risolvere il problema. In questi casi, ha aggiunto, è necessario pensare ad altre opzioni che garantiscano la salute degli agricoltori e dei clienti.

Il 24 febbraio scorso, l’accusa si era pronunciata chiedendo una multa di appena mille euro. Lunedì intorno al tribunale si erano radunati tanti sostenitori del contadino “ribelle”, che apparivano delusi dopo la sentenza, perché speravano perfino in una vera e propria assoluzione. Questa, però, era giudicata da tutti impossibile, perché Giboulot ha in ogni caso infranto la legge.

Subito dopo la sentenza Giboulot ha reagito con orgoglio. “Non mi sento per niente colpevole, affermando: è intollerabile che oggi ci si debba nascondere, che si debba avere paura di difendere fino in fondo le proprie posizioni”. Le idee dell’uomo sono quelle di un agricoltore che crede al biologico e soprattutto al vino biologico, un prodotto che va sempre più di moda in Francia. Giboulot ha assicurato che continuerà a produrre vino al 100% bio nei suoi dieci ettari di terreno, coltivati a chardonnay e pinot noir. Una coppia di insegnanti della zona vicina, Véronique Thomas e Frédéric Mommée, presenti al momento del verdetto, hanno dichiarato al sito del quotidiano Le Monde che “vorremmo mangiare bio e respirare bio, perché qui abitiamo in mezzo alle vigne. Sì, bisogna rispettare la legge, ma solo quando questa è rispettabile”.

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