Apple, Beats Music una svolta strategica

Apple punta all’ acquisto di Beats Electronics,un’ operazione da 3,2 miliardi dollari, il più grande acquisto mai fatto dalla multinazionale. A rivelarlo il New York Times e per il colosso di Cupertino si tratterebbe anche di una svolta strategica: porterebbe a “casa” un marchio già affermato tra i consumatori, grazie soprattutto alle cuffie firmate Dr. Dre.

Dr. Dre è famoso oggi più che altro per i prodotti audio Beats: curati nell’estetica, con un suono perfetto per i bassi potenti dell’hip hop. Le cuffie in dotazione su iPod e iPhone non hanno mai brillato per qualità audio, e Apple potrebbe imparare qualcosa da Beats, che già è consulente tecnologico per il suono di diversi produttori di smartphone e computer, da Htc a Hp.Ma un’altro fattore da tenere in considerazione è che Beats, secondo analisti economici, ha fatturato più di 1 miliardo di dollari nel 2013, quasi il doppio dei circa 500 milioni di dollari del 2012. L’azienda ha circa il 70 per cento del mercato delle cuffie premium  negli Stati Uniti.

Altro interesse di Beats Electronics per Tim Cook: a gennaio ha lanciato negli Usa Beats Music, un servizio di streaming con milioni di brani in catalogo in diretta concorrenza con Spotify e Deezer: il direttore artistico è un altro musicista legato a doppio filo alla tecnologia, Trent Reznor, la mente dei Nine Inch Nails. Anche stavolta partner di Dr. Dre nella sua avventura imprenditoriale è Jimmy Iovine, già tecnico del suono per artisti come John Lennon e Bruce Springsteen, poi produttore di U2, Simple Minds e Patti Smith, oggi presidente di Interscope Geffen A&M.

Il servizio in streaming Beats Music, che è disponibile a 9,99 dollari al mese, è ancora un’offerta nascente, ma si ritiene che possa integrare iTunes Radio di Apple e offrire una nuova piattaforma di distribuzione di contenuti.
“A differenza di altri servizi, Beats Music non seleziona la musica-dati utilizzando un algoritmo di ricerca su internet, come la stragrande maggioranza degli altri servizi di distribuzione di contenuti”, ha detto Timothy Acuri, di Cowen and Company. “Piuttosto, ‘umanizza’ i dati proprio come una persona potrebbe creare un ‘mix tape’, per riprodurre una certa atmosfera o ambiente, piuttosto che basare la scelta delle canzoni sulle somiglianze con altre canzoni”

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