Michelle Obama, salviamo le ragazze nigeriane

Michelle Obama, lancia l’appello per la  liberazione delle 300 ragazze sequestrate in Nigeria. Alla vigilia della Festa della Mamma, che negli Usa come in Italia si festeggia domenica, la first lady, che è madre di due ragazze adolescenti, ha detto che tanto lei che il presidente sono indignati per il sequestro delle liceali.

In queste ragazze vediamo le nostre figlie.Vediamo le loro speranze, i loro sogni e possiamo solo immaginare la pena che i loro genitori stanno vivendo in questo momento. Oggi sarrano tre le settimane passate da quel 14 aprile in cui in un dormitorio della scuola di Chibok, nel nord-est dello stato nigeriano di Borno, oltre 200 studentesse che erano lì per degli esami sono stati rapite. Il gruppo islamista e terrorista Boko Haram ha rivendicato il rapimento delle ragazze, vantandosi di volerle rendere schiave o spose.

Intanto gli Usa hanno già inviato ad Abuja una squadra di esperti per aiutare il governo nella caccia agli islamisti di Boko Haram: gli estremisti islamici, che hanno ammesso di essere gli autori del rapimento, hanno minacciato di vendere al mercato le giovani.

Testimonianze inequivocabili raccolte da Amnesty International, hanno rivelato che le forze di sicurezza nigeriane non hanno agito, nonostante ne fossero a conoscenza da quattro ore, per impedire il raid di Boko haram nella scuola di Chibok in cui a metà aprile sono state rapite oltre 240 ragazze.

“Il fatto che le forze di sicurezza, pur sapendo dell’imminente raid e avendo quattro ore di tempo a disposizione, non abbiano preso immediate misure per fermarlo, non farà altro che aumentare l’indignazione nazionale e internazionale per l’orribile crimine in atto” – ha dichiarato Netsanet Belat, direttore di Amnesty International per l’Africa.

“Siamo di fronte a un’enorme abdicazione al dovere della Nigeria di proteggere la popolazione civile. Le autorità nigeriane devono ora usare tutti i mezzi legali a loro disposizione per assicurare l’incolume rilascio delle ragazze e garantire che in futuro non accada più niente del genere” – ha aggiunto Belat.

Secondo le varie fonti raccolte da Amnesty International, il quartier generale delle forze armate di Maiduguri era a conoscenza dell’imminente attacco dalle sette di sera del 14 aprile, quasi quattro ore prima che Boko haram iniziasse le operazioni.L’incapacità di organizzare i soldati – a causa delle scarse risorse a disposizione e della paura di fronteggiare un gruppo armato meglio equipaggiato – ha fatto sì che quella notte non venissero inviati rinforzi a difendere la scuola di Chibok. Il piccolo contingente presente – 17 militari e qualche agente della polizia locale – ha cercato di respingere l’assalto di Boko haram ma è stato sopraffatto e costretto alla ritirata. Un soldato è rimasto ucciso.

A più di tre settimane di distanza, la maggior parte delle ragazze rimane sequestrata in una località sconosciuta. I tentativi di ottenere il loro rilascio sono fin qui naufragati in un clima di sospetto e confusione.

Amnesty International continua a chiedere a Boko haram di rilasciare immediatamente, senza condizioni e sane e salve tutte le ragazze e cessare tutti gli attacchi contro la popolazione civile.

Il sequestro e la continua prigionia delle ragazze costituiscono crimini di guerra, i cui responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia. Gli attacchi alle scuole violano il diritto all’istruzione e devono essere fermati immediatamente” – ha concluso Belat.

Amnesty International Italia continua a raccogliere firme per chiedere il rilascio delle ragazze. La petizione è online firma qui.

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