Il peperoncino blocca il dolore e allunga la vita

Il peperoncino ha riconosciute proprietà benefiche sull’organismo umano: aiuta la digestione, ha una funzione dimagrante (dal momento che accentua il consumo di calorie), è utile per la cura di raffreddori, bronchite e sinusite. Non solo, ha anche proprietà antibiotiche, antibatteriche, antiossidanti, vasodilatatrici e anticolesterolo e – grazie alla capsaicina, il composto chimico responsabile del grado di “piccantezza” – aiuta anche nel trattamento del dolore.

Uno studio, pubblicato su Cell, ha dimostrato che inibendo un recettore del dolore chiamato Trpv1 in un gruppo di topi, questi vivevano più a lungo, il 14% in più rispetto al campione di controllo. Inoltre i roditori mostravano di essere maggiormente in salute di altri: più protetti dal tumore e con un metabolismo più efficiente. L’ipotesi dei ricercatori è che il dolore non sia quindi solo un “sintomo” delle malattie o dell’invecchiamento, ma possa contribuire esso stesso a danneggiare cellule e tessuti. “Bloccando il recettore del dolore – spiega l’autore della ricerca Andrew Dillin – non riusciamo solo a stoppare il dolore, ma possiamo anche allungare la vita”.

Dal punto di vista medico e scientifico sono poche le sostanze che hanno avuto una tale reviviscenza di interesse come recentemente la capsaicina.Questo ha portato a rivedere alcuni luoghi comuni legati ad essa e all’uso alimentare del peperoncino.

A differenza di quanto credono i profani, il peperoncino non sopprime le capacità gustative, ma le raggiusta ad un nuovo livello e le esalta. Diversamente dal pepe, il peperoncino non è controindicato nella maggior parte delle malattie gastrointestinali, anzi per la sua capacità di aumentare la produzione e la fluidità del muco, esplica degli effetti protettivi sulle partei dello stomaco; aumenta anche le secrezioni bronchiali, a la fluidificazione del muco può essere vantaggiosa nei bronchitici cronici. I consumatori di peperoncino sono studiati anche per altri importanti effetti, come quello di avere una ridotta incidenza della formazione dei trombi (attività fibrinolitica), alti livelli di carotene (provitamina A, contenuta in quantità nel capsicum), è di Vit.P( flavonoidi protettivi delle pareti vasali).

Questo rivoluzionario meccanismo di azione era noto – a ben guardare – alla sapienza popolare.In Asia e in Sud America, ma pure nelle nostre campagne, si raccomandava il peperoncino per dolori molto intensi; come l’uso di una due gocce di peperoncino piccante su un dente dolorante.Le osservazioni in proposito giunte sui giornali medici erano sottovalutate, in mancanza di una spiegazione del fenomeno.Ora si può capire per esempio l’impiego di una pomata, alla capsaicina per un dolore tra quelli considerati tra i più insopportabili come il fuoco di S.Antonio (Herpes zoster).La pratica medica prevede l’applicazione di un anestetico di superficie a breve durata di azione , finchè l’area non è insensibile: quindi viene applicata, con i guanti e le dovute cautele, la capsaicina.Il risultato è che con l’applicazione a lungo termine di capsaicina la terminazione nervosa è depleta dal neurotrasmettitore e non conduce più le sensazioni al cervello, ma appena il farmaco è sospeso, i neuroni riprendono immodificati la loro funzione senza lesioni organiche.

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