Roberto Mancini, ha anticipato di 15 anni il disastro della Terra dei Fuochi

Roberto Mancini ,è morto a 53 anni dopo una battaglia lunga 12 anni.Il poliziotto che con le sue indagini ha anticipato di 15 anni ciò che poi è stato il disastro della Terra dei Fuochi. Lo ha ucciso un linfoma non-Hodgkin, un cancro al sangue, conseguenza dei veleni respirati durante anni di lavoro tra rifiuti tossici e radioattivi. “Se qualcuno avesse preso in considerazione la mia indagine – raccontava a Re Le inchieste – forse non ci sarebbe stata Gomorra. Da 11 anni lotto contro il cancro e ho fatto causa alla Camera dei deputati dopo aver ricevuto un indennizzo di soli 5mila euro”.

Legambiente:«Nella sua vita professionale Roberto si è sempre occupato di reati ambientali legati al ciclo di rifiuti. 15 anni di attività al servizio dello Stato che lo hanno esposto a gravissimi rischi. La lunga e costante esposizione con materiali tossici e scorie radioattive ha stroncato la sua volontà di consegnare alla giustizia i delinquenti che avvelenano l’ambiente e la vita delle persone. Roberto Mancini è morto questa mattina a Perugia per un linfoma non Hodgkin contro cui ha combattuto per anni. Una “malattia professionale” per la quale lo Stato gli ha riconosciuto 5000 euro. Chiediamo alle Istituzioni che sia presto riconosciuto l’alto valore della sua missione. Non saremo mai abbastanza grati a Roberto Mancini per il suo prezioso lavoro al servizio della comunità, portato avanti a rischio della vita, anche accanto a Legambiente. A lui dedicheremo il prossimo Rapporto Ecomafia».

Il Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci

«Dolore sincero per la scomparsa del vicecommissario di Polizia Roberto Mancini e vicinanza alla sua famiglia. Mancini, tra i primi investigatori delle Forze dell’ordine ad indagare sul traffico illecito dei rifiuti in Campania, ha prestato importanti consulenze alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle Ecomafie ed è stato un validissimo e irreprensibile servitore dello Stato. Grazie a lui la lotta alle ecomafie ha fatto significativi passi avanti, ma proprio a causa dei veleni respirati durante indagini e sopralluoghi lo piangiamo. Con la sua scomparsa l’Italia perde un grande uomo al quale lo Stato finora non ha reso il giusto merito. Di più. Con il quale lo Stato è in debito. Roberto Mancini, infatti, è morto dopo una battaglia lunga 12 anni contro la leucemia ma, nonostante il ministero degli Interni abbia certificato il suo cancro al sangue come “causa di servizio”, gli è stato riconosciuto un indennizzo di soli 5.000 euro. Per chiedere se siano a conoscenza dei fatti e che sia riconosciuto almeno alla famiglia di Mancini un giusto indennizzo ho presentato una interrogazione al Ministero dell’Interno e al Presidente del Consiglio dei Ministri. Al Presidente del Consiglio ho inoltre chiesto se non intenda valutare l’opportunità di onorare il ricordo di un integerrimo e valido servitore dello Stato con un’onorificenza alla memoria. Condivido, infine, la richiesta avanzata dai deputati del Movimento 5 Stelle che i suoi siano funerali di Stato”, lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, depositando una interrogazione al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno chiedendo sul giusto indennizzo per Mancini».

Legambiente:

«Nella sua vita professionale Roberto si è sempre occupato di reati ambientali legati al ciclo di rifiuti. 15 anni di attività al servizio dello Stato che lo hanno esposto a gravissimi rischi. La lunga e costante esposizione con materiali tossici e scorie radioattive ha stroncato la sua volontà di consegnare alla giustizia i delinquenti che avvelenano l’ambiente e la vita delle persone. Roberto Mancini è morto questa mattina a Perugia per un linfoma non Hodgkin contro cui ha combattuto per anni. Una “malattia professionale” per la quale lo Stato gli ha riconosciuto 5000 euro. Chiediamo alle Istituzioni che sia presto riconosciuto l’alto valore della sua missione. Non saremo mai abbastanza grati a Roberto Mancini per il suo prezioso lavoro al servizio della comunità, portato avanti a rischio della vita, anche accanto a Legambiente. A lui dedicheremo il prossimo Rapporto Ecomafia».

 

Il Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci

«Dolore sincero per la scomparsa del vicecommissario di Polizia Roberto Mancini e vicinanza alla sua famiglia. Mancini, tra i primi investigatori delle Forze dell’ordine ad indagare sul  traffico illecito dei rifiuti in Campania, ha prestato importanti consulenze alla Commissione bicamerale di inchiesta sulle Ecomafie ed è stato un validissimo e irreprensibile servitore dello Stato. Grazie a lui la lotta alle ecomafie ha fatto significativi passi avanti, ma proprio a causa dei veleni respirati durante indagini e sopralluoghi lo piangiamo. Con la sua scomparsa l’Italia perde un grande uomo al quale lo Stato finora non ha reso il giusto merito.  Di più. Con il quale lo Stato è in debito. Roberto Mancini, infatti, è morto dopo una battaglia lunga 12 anni contro la leucemia ma, nonostante  il ministero degli Interni abbia certificato  il suo cancro al sangue come “causa di servizio”, gli è stato riconosciuto un indennizzo di soli 5.000 euro. Per chiedere se siano a conoscenza dei fatti e che sia riconosciuto almeno alla famiglia di Mancini un giusto indennizzo ho presentato una interrogazione al Ministero dell’Interno e al Presidente del Consiglio dei Ministri. Al Presidente del Consiglio ho inoltre chiesto se non intenda valutare l’opportunità di onorare il ricordo di un integerrimo e valido servitore dello Stato con un’onorificenza alla memoria. Condivido, infine, la richiesta avanzata dai deputati del Movimento 5 Stelle che i suoi siano funerali di Stato”, lo afferma Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, depositando una interrogazione al Presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno chiedendo sul giusto indennizzo per Mancini».

– See more at: http://www.greenreport.it/news/scomparsa-roberto-mancini-uomo-delle-istituzioni-difendeva-ambiente-salute/#sthash.9Agm7n9y.dpuf

Il Movimento 5 Stelle ha chiesto i funerali di Stato per lui. In serata è arrivato l’annuncio di Alfano. Il commissario – morto per cause di servizio – avrà funerali solenni. “Si tratta di un grande esempio di poliziotto sul modello di decine di migliaia di suoi colleghi che ogni giorno si battono per affermare la democrazia e l’ordine delle nostre città – ha detto Alfano – e con onore indossano la divisa e alimentano il prestigio della Polizia di Stato”. La famiglia annuncia che la cerimonia si svolgerà sabato 3 maggio alla Basilica San Lorenzo al Verano.

Roberto Mancini era sostituto commissario di Polizia a Roma. È morto all’ospedale di Perugia a causa di un’infezione polmonare, complicanza di un trapianto di midollo osseo, unica cura per combattere la sua leucemia.

Nei primi anni ’90 inizia a lavorare sul traffico illecito di rifiuti in Campania. Nel 1996, dieci anni prima dell’uscita del libro “Gomorra” di Roberto Saviano, consegna un’informativa alla Procura di Napoli che verrà presa in considerazione soltanto nel 2011. Le carte consegnate da Mancini svelavano nel dettaglio attraverso intercettazioni, pedinamenti, dichiarazioni di pentiti, i nomi delle aziende del Nord coinvolte nel traffico: come l’Indesit e la Q8. Descrivevano i rapporti tra camorra, massoneria e politica. Anticipavano quel sistema che ha portato al biocidio della Terra dei fuochi.

L’informativa rimane in un cassetto per 15 anni. Fin quando nel 2011 il pubblico ministero Alessandro Milita la trova e la mette agli atti del processo per disastro ambientale e inquinamento delle falde acquifere. Tra gli imputati anche Cipriano Chianese, broker dei rifiuti del clan dei casalesi, che gestiva tutto il sistema criminale.

Negli anni successivi alle indagini, tra 1997 e il 2001, Mancini lavora come consulente per la Commissione rifiuti della Camera dei deputati. Il presidente è Massimo Scalia. Esegue decine d’ispezioni e sopralluoghi in discariche di rifiuti tossici nocivi e in siti di stoccaggio di materiali radioattivi. È proprio in questo periodo che Mancini si ammala di Linfoma non-Hodgkin.

La diagnosi arriva nel 2002. Il ministero degli Interni certifica il suo cancro del sangue come “causa di servizio” e gli riconosce un indennizzo di 5000 euro. A Roberto Mancini non bastano: “È un’ingiustizia”, dice. Così inizia la sua guerra contro lo Stato. Nel luglio 2013 la Camera gli nega un ulteriore indennizzo. La battaglia continua. Il 6 Aprile 2014 vengono consegnate a Montecitorio oltre 20mila firme in calce a un appello che chiede che a Mancini sia riconosciuto il giusto risarcimento. La Camera promette l’apertura di un’istruttoria. A oggi la petizione di change.org è stata sottoscritta da più di 50mila persone.

È proprio da sito di change.org che la moglie Monika si appella allo Stato: “Spero che le sofferenze che Roberto ha dovuto sopportare per aver servito lo Stato contro le ecomafie in Campania non cadano nell’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica e mi auguro che il suo ricordo possa servire da esempio per tutti coloro che non vogliono arrendersi a chi vuole avvelenare le nostre terre, le nostre vite”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie