UE: la data di scadenza dei cibi deve essere abolita

L’Unione europea sta valutando l’abolizione della data di durata minima per la pasta, il riso, il sale e altri alimenti di lunga durata.Si tratta di misure a livello europeo che dovrebbero essere discusse nell’ottica di una politica contro lo spreco di cibo. A dichiararlo un portavoce del ministero dell’Agricoltura tedesco a Berlino sabato scorso.

La questione sarà discussa in data di oggi lunedì 18 maggio in occasione della riunione dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea a Bruxelles.Nella circostanza sarà presentata la proposta avanzata da alcuni paesi dell’UE per estendere l’elenco degli alimenti per i quali non deve essere specificata nessuna data di scadenza in base al diritto comunitario. Questa è pero solo una base di discussione e non è una proposta di modifica legislativa. Il governo federale tedesco, per esempio si è dichiarato aperto a tutte le misure ragionevoli in attesa della deliberazione di una proposta definitiva

Secondo l’associazione di categoria Germania (HDE) potrebbero essere modificate le confezioni con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” in modo che in futuro non sarà più presente per il tè, caffè, riso, pasta secca e formaggi a pasta dura. Il presidente dell’HDE, Kai Falk, ha parlato sul quotidiano “Bild” di un “passo ragionevole” per ridurre i rifiuti alimentari. Spesso il cibo sarebbe “semplicemente buttato per incertezza”, perché molti consumatori sono confusi tra data e data di di scadenza.

Uno studio ha rilevato che ogni cittadino getta circa 82 chilogrammi di cibo nella spazzatura, che corrisponde a due carrelli a pieno carico. Gran parte dei prodotti finiscono nella spazzatura perché riportano la data di scadenza scaduta, anche se il cibo è ancora commestibile.

Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti, oggi appena il 36% degli italiani dichiara di attenersi rigorosamente alla data di scadenza dei prodotti riservandosi di valutare personalmente la qualità dei prodotti scaduti prima di buttarli.Con la crisi si registra peraltro una storica inversione di tendenza e con quasi tre italiani su quattro che hanno tagliato gli sprechi a tavola nel 2013 anche per effetto della necessità di risparmiare e di ottimizzare la spesa dallo scaffale alla tavola. La tendenza al contenimento degli sprechi, sottolinea la Coldiretti, è forse l’unico aspetto positivo della crisi in una situazione in cui ogni persona in Italia ha comunque buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno.

La data di durata minima (MHD) è richiesta dalla legge in Germania da oltre 30 anni. Indica la data fino alla quale almeno il cibo in confezione si mantiene integro e correttamente conservato, preservando le sue proprietà specifiche quali il sapore, l’odore, il colore, la consistenza e il valore nutritivo. Quindi non vi è alcuna data di scadenza, ma solo la garanzia del produttore per specifiche caratteristiche di qualità.

Mentre in Germania, quindi, la posizione del governo è quella di contribuire alla giusta lotta alla riduzione degli sprechi, in Italia, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non è dato sapere cosa ne pensa l’esecutivo che al contrario di quello teutonico non ha espresso quale politica intende perseverare.

L’occasione del meeting dei ministri dell’Agricoltura può essere l’occasione per il Nostro Paese di diventare alfiere in Europa di questa giusta battaglia.

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