Virus Mers, la preoccupazione è significativamente aumentata

Allarme Mers,la sindrome respiratoria mediorientale che ha già provocato circa 133 morti in Arabia Saudita si è diffusa in 13 paesi: Egitto, Grecia, Giordania, Kuwait, Libano, Malesia, Oman, Filippine, Qatar, Arabia saudita, Yemen, ma anche negli Stati Uniti, dove si sono registrati di recente i primi due contagi. Per il momento nessuna preoccupazione  in Italia, dove però non si abbassa il livello di guardia. “Abbiamo sempre un livello di guardia molto alto all’interno del nostro Paese ma, ovviamente, aspettiamo i risultati della riunione di oggi durante la quale saranno valutati senza allarmismo gli elementi messi a disposizione dalla comunità scientifica”, ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

“La situazione si è fatta più seria in termini di impatto sulla salute pubblica, ma non ci sono prove di una trasmissione sostenuta del virus da uomo a uomo”, si legge nel comunicato del Comitato di emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità, che si è riunito da ieri per fare il punto sulla diffusione e sui rischi della Mers. Il livello d’allerta non è ancora tale da far scattare le procedure previste dal ‘Public Health Emergency of International Concern’, e dunque non si tratta di un’emergenza di salute pubblica di rilievo internazionale.

Gli esperti non nascondono di essere preoccupati e sottolineano che la preoccupazione “è significativamente aumentata “. In particolare, si guarda con timore al “recente aumento dei casi”, alla “debolezza sistemica nella prevenzione e nel controllo delle infezioni” e alla “possibile esportazione dei casi, soprattutto nei Paesi più vulnerabili”. Il Comitato ha sollecitato l’Oms e i Paesi membri all’adozione immediata di una serie di misure, per evitare che la Mers si trasformi in una minaccia seria per la salute pubblica.

Il Comitato d’emergenza dell’Oms ha chiesto alla stessa Organizzazione e agli Stati membri di “potenziare le politiche nazionali per la prevenzione e il controllo delle infezioni, una misura urgente soprattutto per gli Stati colpiti dal virus; condurre studi per capire meglio l’epidemiologia, in particolare i fattori di rischio, e valutare l’efficacia delle misure di controllo; supportare i Paesi più vulnerabili; informare la popolazione, gli operatori sanitari, i legislatori e renderli consapevoli dei rischi”. Gli esperti si riuniranno di nuovo a giugno, ma potrebbero vedersi anche prima se la situazione dovesse richiederlo.

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