Concordia: potrebbe rilasciare sostanze inquinanti, “intervenga il Governo, non decide Costa”

Se Costa ha già deciso tutto e ce lo fa sapere a mezzo agenzia, è inutile fare una riunione e mettere menti, tecnici ed esperti a lavorare per trovare soluzioni e rilasciare permessi. Questo documento si commenta da solo”. Così il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a proposito dei contenuti del “Progetto di trasferimento e smaltimento” della Concordia elaborato dalla compagnia di navigazione e anticipato dall’ Ansa. Il governo deve intervenire: esiste ancora un governo che deve fare le valutazioni di impatto ambientale oppure è Costa a decidere tutto da sola?”.

Nel viaggio fino a Genova, la Concordia potrebbe rilasciare in mare una serie di sostanze inquinanti: acque interne contaminate, prodotti chimici, idrocarburi.

Il via libera definitivo del governo arriverà lunedì. A Roma si riunirà la Conferenza dei Servizi,presieduta dal Commissario per l’emergenza Franco Gabrielli, e sarà quella la sede in cui l’esecutivo, i ministeri e gli enti interessati potranno chiedere a Costa eventuali chiarimenti sul progetto e sollecitare integrazioni alla documentazione fornita, a partire da quella sui rischi ambientali. Proprio oggi Gabrielli ha sottolineato come “l’interesse generale” sia quello di “portare lontano dal Giglio la Concordia al più presto e nella massima sicurezza ambientale e lavorativa possibile” e ha ribadito l’invito a tutti i soggetti coinvolti “a mantenere la necessaria serenità” per affrontare i problemi in conferenza dei servizi. E sarà l’Osservatorio per il monitoraggio ambientale a valutare le simulazioni di Costa e i rischi connessi, decidendo se concedere o meno l’autorizzazione per il trasporto. Osservatorio che già oggi ha definito il progetto “carente”, sostenendo che, tra l’altro, “manca il piano di gestione del rilascio degli inquinanti”. Una decisione definitiva dovrebbe comunque arrivare entro il 16 giugno.

Intanto in serata la Costa Crociere in una nota conferma la propria “piena collaborazione con le autorità per presentare, come sempre avvenuto finora, le migliori soluzioni tecniche, nell’auspicio che attraverso un confronto in sede di Conferenza dei Servizi si possa giungere ad una soluzione condivisa ispirata a tre criteri fondamentali: il rispetto delle normative, la rapidità e certezza dell’esito, la protezione dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro”. Resta il fatto che, documenti alla mano, è la stessa Costa a ipotizzare nella relazione tecnica rischi per l’ambiente, seppure di “lieve entità” viste le “misure di mitigazione” che sono state previste. “Durante il trasferimento a Genova – è scritto nella relazione – si prevede che in relazione all’assetto del relitto, alla velocità di rimozione e sulla base delle aperture presenti a scafo (oblò e zone danneggiate), possano avvenire rilasci a mare di acque interne al relitto, sostanze e preparati censiti all’interno della Concordia, idrocarburi”. Per evitarlo, Costa e Titan-Micoperi hanno predisposto una serie di misure precauzionali: verranno installate panne assorbenti attorno al relitto, trainate da due rimorchiatori, e uno “skimmer di recupero olio” che verrà messo in mare “all’apice dell’arco” da una terza imbarcazione. Per quanto riguarda invece il recupero di materiali che potrebbero cadere dal relitto, il progetto prevede che venga tesa “una rete da pesca a poppa del relitto, mantenuta in tensione da due imbarcazioni dedicate”. Le tabelle allegate, con tanto di simulazioni al computer, indicano in particolare un rischio “lieve” sia per l’ambiente che per gli ecosistemi marini.

Costa ritiene però che con le precauzioni prese “si può ragionevolmente ritenere che gli impatti ambientali connessi al progetto di trasferimento del relitto della Costa Concordia al porto di Genova Voltri, possano essere considerati temporanei e poco significati”. Anche perché Piombino non rappresenta, secondo la società, un’alternativa valida. “Allo stato attuale – è scritto – il porto non è idoneo a ricevere il relitto, né è dotato di un cantiere di demolizione”. Piombino infatti “richiede l’esecuzione di opere significative di ingegneria civile, incluso il dragaggio di un canale a -20 metri e la costruzione di una diga di circa un km di lunghezza

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