Ecomafia 2014, 15 miliardi di euro il business della criminalità ambientale

Nel 2013, sono state accertate 29.274 infrazioni, più di 80 al giorno. Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale  è stato presentato oggi a Roma nel corso di un convegno cui hanno preso parte la Direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni, il coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Antonio Pergolizzi, il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti.

Ecomafia 2014 ,evidenzia un nuovo aspetto delle attività degli ecocriminali che si muovono con strategie sempre più sofisticate camuffate di legalità che si espandono verso nuovi settori. Nelle banche straniere transitano soldi accumulati trafficando rifiuti, prodotti alimentari contraffatti e opere d’arte rubate. Diminuisce leggermente il numero dei reati che diventano però più gravi, invasivi e pericolosi. La corruzione, la complicità di quella che abbiamo chiamato ‘area grigia’ dei funzionari pubblici consenzienti, amplifica il fenomeno che riguarda tutta l’Italia e si allarga all’Europa, danneggiando pesantemente l’economia legale, consumandone spazi e risorse e condizionando profondamente alcuni settori strategici, come quello delle rinnovabili ad esempio, dove le organizzazioni criminali investono sempre di più approfittando dei prestiti e degli aiuti europei che gli permettono di ripulire i profitti illeciti attraverso attività economiche legali”.

Nel 2013 il business ecocriminale è sceso a quasi 15 miliardi di euro mentre era 16,7 miliardi l’anno prima, mentre resta sostanzialmente invariato il business illegale dei rifiuti speciali, pari a 3,1 miliardi di euro e il fatturato ell’abusivismo edilizio, stabile a 1,7 miliardi. Merito, se così si può dire, del calo degli investimenti a rischio, una sorta di spending review per cui diminuendo la spesa pubblica diminuiscono anche le occasioni di guadagno per le cosche.

Leggero calo delle infrazioni rispetto al 2012 (-14%) e dei sequestri (7.764 nel 2013, 8.286 nel 2012), ma aumentano le denunce (28.360, erano 28.132 l’anno precedente), mentre il numero degli arresti rimane stabile a 160. E’ la fotografia scattata da Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente che monitora e denuncia la situazione della criminalità ambientale, dedicato quest’anno alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio.

Diminuiscono notevolmente gli incendi boschivi: dagli 8.304 del 2012 ai 3.042 del 2013 (- 63%), dimezzate le persone denunciate (da 742 a 375) con calo degli arresti (da 21 a 7) e dei sequestri: da 154 a 88.  Nonostante ciò, rimane alto il numero diettari di superficie boscata percorsi dal fuoco: 1.304. Se la creazione del catasto delle aree bruciate e il monitoraggio messo in campo da un numero crescente di amministrazioni ha funzionato da deterrente,speriamo che il trend positivo sia confermato anche nei prossimi anni.

Il fenomeno degli incendi boschivi vede la Puglia in cima alla classifica delle regioni più colpite.Numerose truffe in questi anni hanno contaminato il mondo della Green Economy e delle energie rinnovabili, un settore strategico per affrancare il paese dalle fonti fossili e per fronteggiare la crisi investendo su innovazione e tecnologie pulite che però ha subìto gli effetti della deregulation che domina il settore, permettendo a cosche e comitati d’affari spesso in joint-venture di mettere a segno colpi importanti a scapito delle imprese oneste.

Altra frontiera della criminalità organizzata risulta essere quella dei centri commerciali e della grande distribuzione organizzata ,dove ‘ndrangheta e camorra, al sud come al nord, si sono inserite come soggetto imprenditoriale a tutto tondo. Non si parla più solo di pizzo infatti, perché la criminalità si ‘occupa’ dell’intera filiera: entra nella gestione dei cantieri, controlla assunzioni e forniture,sfrutta le attività commerciali per riciclare e ripulire denaro sporco.

Per concludere, non poteva mancare un approfondimento sulla Terra dei Fuochi, dove la sospensione dei campionamenti sui suoli a rischio e il mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge sembrano l’ulteriore prova di scarsa pianificazione e coordinamento delle istituzioni. Sono tante, troppe le domande senza una risposta, a partire dal fatto che dopo vent’anni di immobilismo ora scatta l’emergenza rifiuti radioattivi.  Occorre procedere in maniera spedita, rafforzando l’attività di repressione dei fenomeni di smaltimento illegale, dando piena attuazione ai programmi di prevenzione sanitaria e di analisi epidemiologica (buona parte dei comuni interessati sono ancora senza Osservatorio sui tumori), procedendo alla delimitazione e alla successiva bonifica delle aree contaminate.

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