Greenpeace a Renzi: l’Italia ha bisogno di investire su rinnovabili ed efficienza energetica

Ieri mattina Greenpeace ha tenuto una conferenza stampa a bordo della Rainbow Warrior, durante la quale è stato presentato il tour Non è un Paese per Fossili, che vede la nave impegnata lungo tutte le coste del Paese per promuovere una profonda trasformazione energetica, in Italia e in Europa.

Ieri, infatti, si è svolto il Consiglio Europeo a Bruxelles, in cui i leader UE hanno discusso di come accrescere la sicurezza energetica europea, dopo la crisi tra Ucraina e Russia. Sul tavolo dei negoziati ci sono anche i target che l’Europa si darà per la difesa del clima. Greenpeace esprime preoccupazione per la posizione incerta del governo italiano che, tra l’altro, si appresta ad assumere la presidenza di turno dell’Unione europea.

Andrea Purgatori, alla sua prima uscita pubblica come presidente di Greenpeace Italia “Quelli che ci giungono dal governo Renzi non sono buoni segnali” “Tra pochi giorni comincia il semestre di presidenza italiano in Europa: rischiamo ancora una volta che il nostro Paese giochi una partita di retroguardia quando l’Italia e l’Europa hanno bisogno di investire su rinnovabili ed efficienza energetica. Si tratta di settori in cui abbiamo un ottimo posizionamento strategico e non ha senso che sia proprio l’Italia a rallentare questo processo”.

I tagli alle rinnovabili previsti nel provvedimento spalma incentivi rischiano di mettere in ginocchio un intero settore, allarmando gli investitori stranieri ed esponendolo alla speculazione finanziaria. D’altro lato, il ministro Guidi continua a promuovere lo sfruttamento del petrolio sui fondali dei nostri mari, quando di petrolio ce n’è pochissimo e di pessima qualità, con riserve che nel migliore dei casi coprirebbero pochi mesi di fabbisogno nazionale. Nessuno, inoltre, sembra valutare i danni che l’estrazione di queste riserve arrecherebbe a turismo, pesca sostenibile, ambiente.

Le rinnovabili e l’efficienza energetica sono la prossima frontiera dello sviluppo, in Italia e nell’UE, come mostrano tutte le ricerche più avanzate. Ma la politica sembra ancora attardarsi su vecchi modelli energetici. «In questi mesi – spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – abbiamo prodotto una serie di rapporti che mostrano il peso delle fonti fossili nell’economia europea. Solo in Italia, per importare petrolio, gas e carbone spendiamo oltre 60 miliardi di euro l’anno. Tutto questo di certo è nell’interesse delle grandi compagnie energetiche ma non dei cittadini europei. I leader UE devono far vedere a chi rispondono: hanno la possibilità di ascoltare la voce dei cittadini, sottrarsi alle pressioni delle lobby fossili e salvare il clima, l’ambiente, l’economia. Insieme all’occupazione».

La nuova Rainbow Warrior proseguirà nelle prossime settimane il suo tour Non è un Paese per fossili, continuando gli incontri con le comunità colpite dalle minacce delle fonti energetiche ‘sporche’. Greenpeace, in occasione del tour, ha lanciato una petizione online per chiedere ai cittadini di firmare una Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili, in favore di energie rinnovabili ed efficienza. In pochi giorni ha già raccolto oltre 30 mila firme.

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