Land grab: affrontare la fame nei paesi in via di sviluppo

Land grab è una locuzione in lingua inglese che indica la terra “accaparrata” ovvero acquistata nei paesi in via di sviluppo da parte di governi stranieri o aziende ed imprese provenienti da nazioni sviluppate: secondo una recente ricerca pubblicata su Environmental Reseach se questi terreni venissero coltivati con le tecniche di moderne aziende agricole ed i prodotti anziché essere esportati venissero immessi nel mercato del paese cui la terra appartiene, sarebbe possibile sfamare come minimo 300 milioni di persone in tutto il mondo.

Se invece la terra acquistata dagli stranieri fosse stata lasciata al lavoro ed alla coltivazione della popolazione locale, il raccolto ottenuto in assenza di moderna tecnologia sarebbe bastato a nutrire un numero minimo di 190 milioni di persone.
Purtroppo, essendo la land grabbed utilizzata invece per scopi diversi, tutti questi milioni di persone oggi soffrono per denutrizione.

Attualmente è di 33 milioni di ettari complessivamente l’estensione dei terreni acquistati da potenze e/o investitori stranieri nei paesi in via di sviluppo, di questi 22 milioni di ettari sono stati acquistati a scopo agricolo, ma i prodotti della terra vengono esportati, privandone quindi la popolazione locale.

Lo studio, svolto da Cristina Rulli, una ricercatrice italiana del Politecnico di Milano e Paolo D’Odorico della Università della Virginia: gli studiosi hanno utilizzato nel calcolo indici specifici per il rendimento del terreno in rapporto alla sua superficie e, secondo le loro stime una coltivazione moderna basterebbe a nutrire dai 300 ai 550 milioni di persone, ma anche la coltivazione di sussistenza praticata dai locali, prima che le terre venissero acquisite da potenze straniere, conteneva potenzialità di nutrimento per un elevato numero di individui dai 190 ai 370 milioni (evidentemente in rapporto alla variabilità di resa dei terreni).

I paesi verso i quali maggiormente si indirizza l’acquisto di terreni sono l’Indonesia, la Malesia, la Papua Nuova Guinea e l’ex Sudan: le stime sono state effettuate dai ricercatori considerando gli acquisti di terreni di estensione superiore ai 200 ettari a partire dal 2000 in avanti ed il potenziale rendimento della terra è stato valutato al 50-75-90 e 100%.

Il clou degli acquisti di terreni ha raggiunto l’apice nel 2009, ma sono attualmente in corso sempre ulteriori acquisizioni e, secondo i ricercatori, bisognerebbe preordinare programmi che ammortizzino il conseguente depauperamento della popolazione che viene progressivamente privata dei propri mezzi di sussistenza.

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