Morto Chester Nez, l’ultimo guerriero Navajo della Seconda Guerra Mondiale

E’ morto negli Stati Uniti l’ultimo dei ‘code-talker’ Navajo, che durante la Seconda Guerra mondiale, usarono la lingua degli antenati nelle comunicazioni militari. Chester Nez, 93 anni, era l’ultimo sopravvissuto di 29 Navajo reclutati dai marines. Lo scopo dei ‘code-talker’ era mettere a punto un codice per ‘criptare’ le trasmissioni radio dei marines impegnati nella campagna del pacifico contro i giapponesi, per fare in modo che i nemici non potessero capire cosa gli americani stessero trasmettendo.

I “code talkers” pellerossa arrivarono ad essere 400 alla fine della Seconda guerra mondiale: “Senza di loro – dichiarò il generale Howard Conner – i marines non avrebbero mai preso Iwo Jima”. I messaggi cifrati dei “parla-codici” transitavano indenni su telefoni e radio in tutto il Pacifico e i crittografi giapponesi non riuscirono mai a venirne a capo perché la lingua di partenza, priva di una forma scritta, era parlata solo nel Sud-Ovest degli Stati Uniti e solo una trentina di persone non Navajo ne erano a conoscenza.

Alle capacità dei Navajo, alla loro velocità e alll’accuratezza in feroci battaglie dalle Isole Marshall a Iwo Jima è attribuito il merito di aver salvato migliaia di vite di soldati americani e di aver abbreviato il corso della guerra. I marines avevano insegnato loro il Morse e i sistemi a base di luci usati per trasmettere messaggi tra navi. Loro avevano ideato il codice, sostituendo termini militari con parole navajo: tartaruga era un carro armato, un kamikaze era lo sparviero, l’aereo spia il gufo, l’incrociatore una balena. Quando poi c’erano termini che non rientravano nel vocabolario si decise di trasmetterli lettera per lettera, usando una parola navajo il cui equivalente in inglese iniziasse con la lettera voluta.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie