E’ on-line la mappa interattiva per la giustizia ambientale

Terra, foreste, acqua, miniere, energia: la competizione per accaparrarsi le risorse più preziose del pianeta trova un momento di denuncia attraverso una  mappa interattiva sulla giustizia ambientale.

Realizzata da Mani Tese, Les Amis de la Terre, CEE Bankwatch, Re:Common, CeVi e CICMA, nell’ambito del  progetto Grabbing development: verso nuovi modelli di relazioni Nord-Sud per un equo sfruttamento delle risorse naturali“, cofinanziato dalla UE, la mappa  presenta alcune delle  ricerche realizzate dalle associazioni e fotografa alcuni casi di accaparramento e sfruttamento delle risorse.

La mappa online guida il navigatore alla scoperta di alcuni tra i più importanti casi di accaparramento di risorse da parte di investitori privati e pubblici, in concorrenza tra loro in una corsa folle alimentata da un modello di sviluppo che si ostina a non considerare i limiti che la natura impone alla produzione di beni e servizi.

La mappa è uno strumento dinamico, destinato a essere aggiornato ogni volta che le associazioni coinvolte vorranno segnalare nuovi casi. Le storie che racconta sono al tempo stesso battaglie per la tutela dell’ambiente e per la difesa dei diritti delle comunità locali, spesso espropriate dei loro mezzi di sostentamento senza essere consultate né ricevere nulla in cambio. Un simbolo e un colore diversi contraddistinguono le cinque risorse prese in esame. Basta cliccare sulle icone per scoprire le singole storie, navigare tra i file multimediali e scaricare i materiali di approfondimento.

Il fenomeno dell’accaparramento è diventato ormai generalizzato. A essere assorbite, accumulate e ammassate, infatti, sono tutte le risorse naturali, non solo la terra. E ciò avviene attraverso progetti molto diversi fra loro: si va dalle mega-dighe per la produzione di energia idroelettrica, come quella di El Quimbo in Colombia o di Maeshwar in India, all’estrazione di minerali e idrocarburi, come l’oro di Kumtor in Kyrgyzstan o il petrolio dell’Amazzonia in Ecuador. In altri paesi a essere oggetto del desiderio sono le terre fertili utilizzate per produrre biocarburanti. Come accade nelle piantagioni di Jatropha in Madagascar o in quelle di olio di palma in Liberia. Le foreste e la produzione di legname sono invece protagoniste nelle piantagioni di teak in Sud Sudan e nei progetti pilota per la conservazione tramite il meccanismo REDD+ in Madagascar, Mozambico e Perù.

Grandi multinazionali, piccole società, istituti finanziari e di credito, società assicurative, fondi di investimento e di sviluppoattori sono i veri protagonisti della caccia alle risorse . Ma anche le istituzioni politiche nazionali e internazionali hanno un peso determinante: molte delle politiche estere dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri creano infatti un quadro legale che invece che scoraggiare, o ancor meglio punire tali pratiche, finisce con agevolarle.

A giustificare questo tipo di investimenti sarebbero gli obiettivi di crescita economica, i nuovi posti di lavoro, i redditi più elevati e i migliori servizi per le comunità locali. La mappa della giustizia ambientale, con i suoi casi di studio, dimostra che queste prospettive sono per lo più infondate o gonfiate in positivo. Al contrario, le comunità locali risultano il più delle volte impoverite, disgregate e in ultimo criminalizzate per le loro proteste contro l’esproprio di risorse.

Le assocezioni aderenti al progetto “Grabbing Development” chiedono all’Unione Europea e ai suoi Stati membri di agire con urgenza per ridare piena sovranità ai popoli e alle comunità locali sulle proprie risorse naturali, promuovere un modello economico e sociale rispettoso dei diritti umani e dei limiti imposti dalla natura e rendere le imprese europee pienamente responsabili, e quindi sanzionabili, per le violazioni perpetrate nei paesi più svantaggiati.

La mappa della giustizia è consultabile al seguente link: www.manitese.it

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