La Posidonia come isolante termico, quando l’idea viene dalla Natura

La natura offre da sempre ottime materie prime per l’applicazione in vari ambiti, tra cui l’edilizia e le costruzioni, solo che spesso non siamo in grado di trarre ispirazione dai suoi suggerimenti, di scoprire ed investigare nuovi usi ed applicazioni. È il caso della posidonia una risorsa per le nuove frontiere della bioedilizia.

In Sardegna è nato un progetto grazie alla iniziativa di una imprenditrice Daniela Ducato e alla sensibilità di Alessio Satta, direttore generale dell’Agenzia Conservatoria delle Coste dell’assessorato alla difesa dell’ambiente della Sardegna.

L’idea è quella di utilizzare i cumuli di Posidonia spiaggiata per creare una fibra intelligente, la “lana di mare” brevettata dall’azienda Edilana Group, industria leader in Europa nel campo della bioedilizia e dell’efficienza energetica e acustica.

Edimare, che fa parte del gruppo, riesce a utilizzarla per tetti ad alta efficienza termica che uniti alla lana di pecora, risparmiano molta più energia, fino al 30% in più rispetto al legno e ad di altri materiali isolanti naturali, svolgendo negli anni la stessa funzione della foresta nel sequestrare CO2.

Se da una parte la Posidonia rappresenta un segno di alta qualità delle acque e di mare pulito, dall’altra, può rappresentare anche un problema ambientale, nel caso di un eccessivo accumulo di biomassa marina in spiagge antropizzate o artificiali in quanto non viene smaltita dalle onde e va in decomposizione. Gli accumuli smisurati di biomassa, possono in taluni casi creare vere e proprie condizioni di emergenza ambientale, con elevati costi pubblici di gestione.

In Italia i banchi di foglie di posidonia presenti sulle spiagge vengono definiti come “rifiuti solidi da smaltire” (parte IV del Testo Unico Ambientale: D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”). La legge italiana inoltre prevede che la posidonia in decomposizione possa essere riutilizzata previo compostaggio (D. Lgs. 29 aprile 2010 n. 75 “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell’articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88”).

I Comuni spesso non hanno a disposizione il budget per affrontare questa problematica, che rappresenta un ulteriore aggravio dei bilanci e smaltiscono in discarica questi accumuli. Per questa ragione negli anni scorsi la Conservatoria delle Coste ha accolto la richiesta di aiuto da parte di diverse amministrazioni comunali, attivando un tavolo tecnico con l’assessorato degli enti locali e alcune aree marine protette.

”In quest’ottica è nata un anno fa una positiva interlocuzione da parte di Comuni e Istituzioni con Edilana Group- spiega Satta – insieme si è raggiunto un ottimo risultato. Ben vengano le collaborazioni tra pubblico e privato quando queste permettono in modo concreto di risparmiare denaro pubblico, trasformando un problema ambientale in opportunità innovative che producono lavoro, fanno bene al clima del pianeta, e quindi traducono nella pratica i principi dello sviluppo sostenibile”.

Del resto l’azienda si fa carico del recupero della Posidonia, mentre da parte della Conservatoria è stato chiesto ai comuni interessati di mantenere la Posidonia nelle spiagge naturali. L’iniziativa riguarda Alghero (il cui nome contiene la parola alghe, anche se la posidonia non è un alga ma viene definita comunemente tale).

Nella virtuosa città sarda di origine catalana, il surplus di Posidonia ha causato in alcuni siti problematiche ambientali e igienico-sanitarie, generando costi di smaltimento di circa 1.000.000 di euro, spese insostenibili per le casse comunali. Altri progetti, in fase sperimentale, sono stati avviati anche nei comuni di Alborea in provincia di Oristano e di Villasimius in provincia di Cagliari.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie