Riso all’arsenico: consumi elevati possono favorire cancro alla prostata, al polmone e alla pelle

Il riso è considerato una preziosa fonte alimentare alla base della dieta di molti paesi, assai diffuso anche in Europa. Secondo l’Evira, l’Agenzia finlandese per la sicurezza alimentare conterrebbe un valore di arsenico maggiore rispetto ad altri raccolti o piante, per una duplice ragione: la sua naturale attitudine di assorbirlo e metabolizzarlo, ma soprattutto per la presenza retrostante di siti agricoli contaminati. Nel riso l’arsenico è presente per lo più nella forma inorganica.

I ricercatori dell’Agenzia finlandesi hanno pubblicato una ricerca sulla rivista Food Chemistry, che riguarda l’incidenza sull’alimentazione dell’arsenico “inorganico”. Gli scienziati hanno valutato l’esposizione della varie fasce della popolazione a partire da un alimento comune, consumato in quantità anche elevate e per periodi prolungati di tempo: il riso.

Lo studio finlandese. Nel riso l’arsenico è presente per lo più nella forma inorganica. Basti pensare che se la Cina ha fissato un livello massimo per l’arsenico inorganico pari a 0,15 mg/kg di riso, i ricercatori finlandesi sono arrivati a rilevare per il riso finlandese (8 marche acquistate nei supermercati), valori di arsenico da 8 mg/kg a 65 mg /kg.

Circa un 20% della popolazione finlandese in età lavorativa consuma 60-80 grammi di riso al giorno.

Le donne ne consumerebbero un pò meno: ma proprio per tali ragioni il riso può davvero rappresentare un rischio a lungo termine per la salute, se si considera che l’arsenico inorganico: Non ha- stante la presente conoscenza- livelli di assunzione considerati sicuri né limiti massimi; Favorisce il cancro alla prostata, al polmone e alla pelle.

I risultati comunque, basati su una stima “scenario peggiore” (consumi più elevati del riso più contaminato) fanno pensare a possibili rischi per la popolazione finlandese.

C’è da dire però che tali dati non devono creare allarme, perchè la ricerca è incompleta nello specificare un aspetto centrale: la provenienza del riso. Ciò perché, come evidenziato nello studio, la contaminazione dipende in buona parte dai terreni su cui viene coltivato.

Alla luce di questo studio, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rileva quanto sia importante conoscere la filiera produttiva anche di un alimento divenuto insostituibile nella nostra dieta quale degno sostituto della pasta, soprattutto per persone affette da intolleranze come la celiachia. Conoscere la provenienza è quasi sempre sinonimo di garanzia per il consumatore di poter alimentarsi con un prodotto sicuro.

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