La salute degli italiani: il rapporto Bes

La salute e soprattutto l’aspettativa di vita degli italiani è una delle migliori a livello internazionale: secondo il rapporto Bes (benessere equo e sostenibile) pubblicato ieri dall’Istat, le condizioni di salute fisica continuano a migliorare, mentre cala il benessere psichico.

Il peggioramento del vissuto soggettivo di benessere e soddisfazione emotiva è stato registrato già dal 2012 interessando maggiormente i giovani adulti di sesso maschile. Le condizioni generali di salute inoltre risultano legate a variabili, quali il sesso, la collocazione geografica e lo status sociale e culturale: risultano infatti penalizzate le zone del Mezzogiorno e le donne, malgrado l’aspettativa di vita femminile sia maggiore rispetto al sesso opposto, le donne convivono più a lungo con le malattie anche invalidanti, benché non letali.

Le valutazioni Eurostat del 2012 collocano l’Italia al secondo posto per l’aspettativa di vita maschile, che è di 79,8 anni, subito dopo la Svezia (79,9) ed al terzo posto per l’aspettativa di vita femminile con 84,8 anni di media dopo Spagna (85,5) e Francia (85,4). A questo dato va affiancato quello che riguarda l’aspettativa di vita in buona salute, che secondo lo stesso studio Eurostat, per l’Italia è di 59,8 anni per gli uomini e di 57,3 per le donne.

Mediamente quindi le donne trascorrono circa un terzo della loro vita in cattiva salute: anche in questo caso risultano penalizzate le regioni a sud della penisola, dove l’attesa di vita in buona salute è di 54,9 anni per le donne e 57,5 per gli uomini, più di tre anni inferiore rispetto alle regioni del nord e del centro.

La raccolta dei dati è stata ottenuta utilizzando la somministrazione di due distinti questionari, il primo per lo stato di salute fisico (Pcs) ed il secondo per il benessere psichico (Mcs): dal 2005 al 2012 risulta migliorata la percezione delle proprie condizioni fisiche, ma peggiorata invece quella relativa al benessere psicologico: questo peggioramento interessa gli adulti tra i 45 ed i 54 anni, ma anche i giovani di sesso maschile tra i 18 ed i 24 anni d’età. Gli indici di solito tendono comunque sempre a calare con l’età.

Negli ultimi anni risulta anche accentuato il divario tra le diverse regioni geografiche e le donne che vivono al sud sono le persone che mediamente presentano gli indici più bassi sia per il benessere fisico che per quello psicologico.

La mortalità infantile in Italia è tra le più basse d’Europa e la tendenza continua ad essere in calo anche tra i nati da cittadini stranieri.

Il dato negativo è che nel 2013 aumenta la sedentarietà, che notoriamente non giova alla buona salute, essendo l’esercizio fisico regolare una delle condizioni che invece la favoriscono a vari livelli: in Italia ancora nel 2013 il 41,3% delle persone dai 14 anni in su ha uno stile di vita sedentario, il dato è in aumento rispetto al 2012, quando i sedentari erano il 39,6%.

Anche qui esistono differenze legate al grado di istruzione, alla collocazione geografica ed al sesso. La sedentarietà è più diffusa tra le persone di basso livello culturale, mentre all’opposto il consumo di frutta e verdura aumenta con il grado di istruzione, in particolare tra i bambini il consumo di verdure e frutta raddoppia se la madre ha un livello di istruzione universitaria.

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