Vivisezione: Macachi prigionieri a Modena, ispezione a sorpresa – video shock

Esattamente come è una prerogativa di ogni parlamentare poter accedere alle carceri per fare visita ai detenuti, allo stesso modo è un diritto poter visitare i detenuti non umani, prigionieri di quelle prigioni chiamate laboratori di vivisezione.

E’ stato questo ragionamento a spingere il deputato M5S Paolo Bernini, coadiuvato da Animal Amnesty, a far visita allo stabulario di Modena, al centro di moltissime polemiche, e che al momento detiene 15 macachi (tra cui molti piccoli) in attesa di essere sperimentati.

Gabbie piccole e praticamente prive di qualsiasi arricchimento che possa ricordare ai macachi il loro reale habitat, sporco, odore nauseante, e soprattutto terrore negli occhi dei macachi. Queste sono le condizioni che il deputato Paolo Bernini, coadiuvato da Piercarlo Paderno di Animal Amnesty hanno trovato all’interno dello stabulario.

Da Marzo, con l’entrata in vigore della nuova direttiva europea, l’Università ha dovuto cessare l’attività di riproduzione dei macachi (vietata dalla nuova legge) in atto dal 1995. Per fare questo ha dovuto separare gli animali. Appare molto poco chiaro come mai si sia scelta la strada della separazione degli animali, fonte di stress per la colonia di macachi, abituati a vivere in gruppo, e non si sia proceduto con una semplice vasectomia. A questa domanda diretta i dipendenti dell’università hanno risposto dando non meglio precisate colpe al ministero e a regole non chiare da parte dello stesso.

Gli esperimenti, hanno spiegato gli sperimentatori, prevedono l’uso di elettrodi all’interno del cervello, in assenza di anestesia, e non sono finalizzati a nessuna ricerca diretta alla cura di malattie, ma a una generica ricerca di base in cerca di conoscenze sul funzionamento di alcuni meccanismi del cervello dei primati.

Durante l’ispezione il deputato e i suoi collaboratori hanno registrato audio e video che possono per la prima volta mostrare i volti di questi macachi, e far sentire a tutti le voci degli sperimentatori che con freddezza raccontano la triste fine che presto rischiano di fare.

Al termine della visita è stato negato l’accesso ai laboratori, che a quanto dicono gli sperimentatori al momento erano privi di animali all’interno. Ma il diniego privo oltretutto di qualsiasi motivazione, lascia più di un dubbio sul non aver nulla da nascondere da parte di chi gestisce lo stabulario.

Trasparenza e informazione sono fondamentali” dice Bernini “e intendo perciò proseguire nell’opera di testimonianza visitando i laboratori pubblici italiani”

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