Alimenti nocivi alla salute e al nostro pianeta: li conosciamo davvero?

Oggi l’informazione viaggia veloce, e tutti bene o male sappiamo quali sono gli alimenti che sono maggiormante nocivi alla nostra salute. Ma quelli che fanno male al nostro bel pianeta li conoscete? Per una scelta di vita veramente eco sostenibile, vediamo quali sono quelli da evitare.

Vi sono cibi la cui produzione è davvero dannosa per l’ambiente, cerchiamo dunque di evitarli o almeno scegliamoli consapevolmente per una gestione davvero sensata delle risorse.

1) Tutti gli alimenti che contengono olio di palma
E’ assodato che l’olio di palma si trova quasi praticamente ovunque. Si stima, infatti, che ogni anno vengano prodotte circa 40 milioni di tonnellate di olio di palma, la gran parte del quale, circa l’85%, viene prodotto dall’ Indonesia e dalla Malesia dove chilometri quadrati di foreste vengono abbattute quotidianamente. Non sconvolge allora che le piantagioni di olio di palma sono uno dei fattori che produce il più alto tasso di deforestazione al mondo che inevitabilmente porta all’estinzione di animali e piante e al danneggiamento del nostro ecosistema.

2) OGM
Lo stesso concetto si può applicare agli organismi geneticamente modificati che suscitano non pochi dubbi sia ai consumatori consapevoli che ad aree della ricerca indipendenti dalle multinazionali: non si possono fare previsioni a lungo periodo in relazione ai rischi sull’uso degli OGM, ma come è ovvio c’è molto di più. Molti continuano a sostenere che gli OGM sono stati la scoperta che avrebbe sconfitto la fame nel mondo. Da che mondo è mondo i contadini son sempre riusciti a produrre le sementi necessarie agli anni successivi, mentre con l’avvento degli Ogm l’agricoltura dovrebbe acquistare dalle multinazinali sementi modificate.
OGM inoltre significa basso livello di biodiversità dato dalla coltivazione intensiva e mono colturale: effettuando, infatti, una coltivazione con resistenza specifica in determinate colture si andrebbero ad azzerare le fonti di cibo per altri animali. L’aggiunta di geni estranei a piante che l’evoluzione non ha progettato per averli in sè, potrebbe essere nociva a lungo andare per le piante stesse. Inoltre la diffusione di geni alterati collocati in determinate colture non necessariamente rimane stabile in quel determinato campo: la diffusione genetica può avvenire facilmente tramite gli insetti, il vento, ad opera dì uccelli o mammiferi e quindi possono diffondersi facilmente condividendo i propri geni modificati con piante non geneticamente modificate, e così facendo si perderebbe facilmente il controllo della situazione.
Infine, la creazione di nuove malattie: alcune piante geneticamente modificate sono modificate mediante l’uso di batteriofagi, batteri o virus, il che significa che tali virus, batteri o batteriologi potrebbero adattarsi creando nuove malattie magari difficilmente controllabili.

3) Lo zucchero
Sapente quante milioni di tonnellate di zucchero vengono prodotte ogni anno? 145 milioni di tonnellate in 121 paesi ogni anno, secondo una stima del WWF, ed una tale produzione su così larga scala ha effetti devastanti sul pianeta. Lo zucchero può essere ritenuto direttamente responsabile della perdita di biodiversità più di ogni altra coltura, secondo il dossier “Zucchero e L’ambiente” redatto dal WWF nel 2004 infatti, la distruzione degli habitat che la sua coltivazione produce, l’uso intensivo di acqua e di pesticidi ed il conseguente inquinamento delle acque scaricate durante il processo produttivo sono i risvolti amari della medaglia che vanno a pesare totalmente sull’ambiente e sulle creature viventi.

4) La carne
L’Environmental Defense Fund spiega chiaramente che se ogni americano sostituisse un pasto di pollo con cibo vegetariano, il risparmio di anidride carbonica sarebbe paragonabile a togliere dalle strade degli Stati Uniti più di mezzo milione di auto (direi che è un dato che fa riflettere). Alcuni dei risultati dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite sulla carne e l’ambiente sono riassumibili in 5 punti:

• il 18% delle emissioni di gas a effetto serra provengono dagli allevamenti

• il 70% dei terreni in Amazzonia che è stata autorizzata al pascolo del bestiame erano foreste

• la più grande fonte mondiale di inquinamento delle acque è il settore zootecnico

• il bestiame è responsabile di un terzo dell’azoto e del fosforo nelle risorse di acqua dolce degli Stati Uniti

• il 30% del territorio terrestre occupato un tempo dalla fauna selvatica è ora occupato da bestiame in allevamento

La carne sottrae foresta al mondo, visto che per ottenerne 1 kg ce ne vogliono 9 di mangimi: gli animali di allevamento non consumano liberamente erba come si crede, ma vengono «finiti» (come si dice) a cereali. Un manzo di allevamento di 500 kg ha consumato 1200 kg di granaglie prima di essere macellato, come a dire che, solo negli Usa, 157 milioni di vegetali, che potrebbero essere consumati dagli uomini, finiscono invece a produrre 28 milioni di tonnellate di carne. E per allevare un manzo ci vuole tanta acqua quanto quella che serve a far galleggiare un incrociatore.

5) Il pesce
Greenpeace lancia un grido d’allarme, l’eccessivo sfruttamento delle zone di pesca rischia di cambiare per sempre il volto dei nostri mari. Le attività di pesca nel mondo infatti sono eccessivamente sfruttate, impoverendo i nostri mari e i nostri oceani. Le popolazioni dei grandi pesci predatori – un indicatore chiave della salute dell’ecosistema – stanno svanendo ed il 90% dei grandi pesci – come tonni, pesci spada e merluzzi – sono stati già pescati. Eppure proposte per pratiche di pesca sostenibili ve ne sono, ma vengono puntualmente ignorate o insabbiate con il risultato che, pesci come il tonno rosso e salmone atlantico sono gravemente in pericolo di estinzione ed è bene ricordare che la pesca eccessiva di una particolare specie non danneggia solo quella popolazione ma può avere effetti gravi più in alto nella catena alimentare e nella biodiversità.

6) Gli alimenti confezionati e trattati
Tutti i cibi confezionati e lavorati contengono agenti chimici quali coloranti, conservanti, additivi e spesso comportano confezioni singole ed enorme spreco di plastica e packaging vario. La soluzione? Mangiare frutta e verdura fresca, acquistare alimenti sfusi e cercare di preparare a casa alternative genuine.

7) Molti alimenti non biologici
Quando un prodotto è biologico significa che è cresciuto senza l’uso di pesticidi, fertilizzanti chimici o erbicidi ma l’agricoltura biologica usa meno risorse rispetto all’agricoltura tradizionale.

8) Gli alimenti non locali
Perchè non mangiare a kilometro zero? Prima di tutto per la freschezza e poi per sostenere la comunità locale, ma il beneficio più ampio proveniente da questa scelta è certamente la riduzione del consumo di combustibili fossili data la riduzione del suo trasporto oltre che alla stagionalità sempre ben garantita ed all’incremento di coltivazioni di specie legate al territorio.

9) Il riso
Il riso è la principale fonte di calorie per la metà della popolazione mondiale, ma rappresenta la coltivazione che consuma 1/3 di tutta l’acqua dolce usata annualmente a scopo agricolo dell’intero pianeta secondo Oxfam. Per fortuna grazie alla collaborazione tra Africare, Oxfam e WWF, è stato sviluppato un nuovo metodo di coltivazione, l'”SRI” (Systemof Rice Intensification) che consente agli agricoltori di produrre fino al 50% di riso in più con un consumo nettamente inferiore di acqua. Oxfam sta lavorando per convertire il 25 per cento delle coltivazione di riso nei paesi produttori a SRI entro il 2025

10 ) Il cibo da fast-food
Come non parlare del tanto amato cibo da fast-food? Ne avevo parlato nell’articolo relativo ai motivi per stare alla larga da Mac Donald’s, questo tipo di cibo non fa solo male alla nostra salute, ma fa ancora più male alla terra! Un tipico pasto da fast-food infatti viene servito con un super confezionamento, cannucce di plastica, condimenti confezionati singolarmente. Quindi non c’è da sorprendersi che i fast-food siano stati riconosciuti come fonte primaria di rifiuti urbani. Ma non è solo la confezione il problema.
Un recente studio proveniente da Hong Kong ha reso noto che durante il processo di lavorazione di 4 hamburger per fast-food viene emessa la stessa quantità di composti organici volatili pari a quelli emessi da un’auto che percorre 1.000 miglia…

Non sarà forse il caso di rivedere un po’ le nostre abitudini alimentari, facendo scelte più ragionate e consapevoli?

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