Le barriere coralline dei Caraibi stanno scomparendo, ecco perchè

Le preziose barriere coralline dei Caraibi, esempio chiave di un ecosistema bisognoso di protezione, sono a rischio estinzione. Le cause sono da ricondursi all’inquinamento, all’aumento della temperatura del mare e alla pesca intensiva. Nel 2030 il 70% delle barriere coralline potrebbe non esserci più, mentre per il 2050 si prevede la loro totale scomparsa. Questo l’unico, drammatico scenario delineato da rapporto dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn).

“La velocità con la quale le barriere coralline dei Caraibi stanno scomparendo è allarmante” ha dichiarato Carl Lundin, direttore dell’Iucn. Lo studio è stato condotto da oltre 90 esperti provenienti da tutto il mondo. Dal 1970 i coralli si sono ridotti di oltre il 50% e con questi ritmi in appena vent’anni le barriere coralline di questa regione, che rappresentano il 9% delle barriere di tutto il mondo, spariranno completamente.

La soluzione potrebbe arrivare dai pesci pappagallo e ricci di mare. Lo studio porta con sé anche notizie incoraggianti. Il destino dei coralli caraibici non è al di fuori del nostro controllo ma anzi dimostra che possiamo compiere azioni concrete per salvarli”.

Per esempio, ripopolare i pesci pappagallo: sono erbivori, al pari dei ricci di mare, e la loro quasi scomparsa a causa della pesca ha stravolto i delicati equilibri delle barriere. Senza queste due specie la popolazione di alghe è infatti esplosa andando letteralmente a soffocare le barriere coralline.

Secondo i ricercatori, l’adozione immediata di misure politiche, come il blocco della pesca di ricci e pesci pappagallo e la creazione di aree protette, porterebbe immediatamente buoni effetti aiutando la barriera a resistere con maggiore forza ai cambiamenti climatici in atto.

Le conseguenze della loro scomparsa sarebbero catastrofiche: secondo le stime, 500 milioni di persone ne verrebbero colpite direttamente, per il venir meno della protezione dalle correnti marine, o indirettamente per la mancanza di cibo. Senza contare l’impatto sul turismo, che subirebbe un crollo privando di un reddito fondamentale proprio le popolazioni maggiormente colpite dal disastro ambientale.

Altre minacce, soprattutto a livello locale, includono l’uso di esplosivi per la pesca e l’ingresso nelle acqua marine di eccessivi sedimenti dovuti a deforestazione e a cattiva gestione del territorio, nutrienti in eccesso dovuti alle cattive politiche agricole, materiali tossici e altri inquinanti.

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