Circolazione e cellulite: un aiuto dall’Ippocastano

Si dice che portare con sè i frutti dell’Ippocastano tenga lontane le malattie da raffreddamento. Se trovate un Ippocastano chiedetegli gentilmente uno dei suoi grossi semi e tenetelo in tasca, non si sa mai.

Aesculus hippocastanum, questo è il suo nome botanico, è un albero bellissimo grande e imponente, appartenente alla famiglia delle Hippocastanaceae, che può raggiungere i 25-30 metri di altezza. Per questo si è diffuso con facilità come albero da viali e nei parchi.

I fiori sono riuniti in grappoli, ma tecnicamente questa sua caratteristica viene definita infiorescenza a pannocchia; questi grappoli sono chiamati tirsi, molto numerosi e appariscenti.

Il frutto si riconosce facilmente perchè è una grossa capsula verdastra, coriacea e carnosa, il cui guscio è cosparso di aculei radi e tozzi, che a maturazione lascia sfuggire uno o due semi amidacei dalla polpa giallastra per il contenuto in caempferolo, simili a grosse castagne tondeggianti, chiamate Castagne amare o anche Castagne d’India, o Castagne matte.

Il suo affascinante nome deriva dal greco hippo = cavallo e kàstanon = castagna, cioè castagna dei cavalli, poichè si riteneva che questi semi fossero di giovamento per i cavalli, lo si usava infatti come mangime, previa cottura per eliminare in parte il principio amaro, che le rende non commestibili per l’uomo.

Ma ciò che suscita il nostro interesse, sono le sue proprietà medicinali, già note in Asia Minore nell’antichità, che furono riportate in auge grazie a Artault de Vevey, le cui osservazioni cliniche furono rese note ai primi del novecento, quando sperimentò l’Ippocastano dimostrandone l’efficacia in caso di insufficienza venosa.

La droga (questo termine in farmacologia indica la parte di pianta contenente i principi attivi), è costituita principalmente dai semi, che contengono un fitocomplesso ricco di flavonoidi come la quercetina, le cumarine, i tannini, gli antociani e soprattutto saponine, di cui l’escina è la più interessante.

L’escina ha la capacità di esercitare un’ottima azione vasocostrittrice ed antiedemigena, poiché aumenta la resistenza delle pareti dei capillari e ne diminuisce la permeabilità: questo significa che l’escina è capace di ridurre il passaggio di fluidi fra l’interno dei capillari e i tessuti circostanti, diminuendo così il ristagno di liquidi nei tessuti e i conseguenti edemi.

Perciò quella dell’Ippocastano è un’azione vasoprotettrice, capillaròtropa, venotònica, antinfiammatoria, antiradicalica, che ne fa un medicamento di elezione quando si presentino problemi legati al circolo venoso e linfatico.

Le sue applicazioni sono ad ampio spettro, sia per uso interno che per uso locale, per il trattamento coadiuvante in caso di affezioni varicose come emorroidi, flebiti, varici, varicocele; vantaggioso anche in caso di fragilità capillare, couperose, eritemi, geloni, ematomi, contusioni, caviglie gonfie, pesantezza e sensazione di indolenzimento delle gambe, anche con prurito, cellulite, specie in associazione ad altre piante come il Rusco, la Vite rossa, la Centella asiatica, l’Amamelide, il Mirtillo nero, l’Edera, l’azione sinergica delle quali, ne potenziano ed esaltano l’azione, completandola.

In particolare, in caso di cellulite è molto utile l’assocazione con gli estratti di Alghe di Guam, che accrescono l’azione antiedemigena dei flavonoidi e dell’escina, ed esercitano anche un’azione riducente sulle adiposità localizzate.

In caso di emorroidi è buona norma inserire nell’alimentazione fermenti lattici per arricchire la flora intestinale e una giusta quantità di fibre, onde evitare episodi di stipsi, che potrebbero aggravare il problema.

L’Ippocastano è sconsigliato in gravidanza, allattamento e nell’infanzia.

Ricordate che i preparati a base di escina devono essere assunti a stomaco pieno, poiché in taluni rari casi possono essere irritanti per le mucose gastrointestinali.
Si consiglia di rispettare i dosaggi consigliati e di evitare l’Ippocastano quando vi sia insufficienza renale; inoltre, per la presenza di cumarine antitrombotiche, non deve essere utilizzato in associazione a farmaci anticoagulanti.

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