Corte europea dei diritti dell’uomo respinge ricorso contro divieto al velo integrale

Per la Corte europea dei diritti dell’uomo “Il divieto del burqa non viola libertà di religione e rispetto della vita privata”. La legge francese del 2010 vieta di nascondere integralmente il viso nello spazio pubblico, e quindi proibisce di portare il burqa e altri veli integrali islamici. È quanto stabilisce la Corte europea dei diritti umani in una sentenza pubblicata oggi. Una sentenza che potrebbe accelerare pure l’introduzione del divieto in alcuni stati membri. Chiaramente questa sentenza interessa anche il nostro paese.

L’autrice del ricorso, una donna musulmana francese di 34 anni e di origini pachistane, aveva denunciato il divieto a indossare burqa e niqab “secondo quanto previsto dalla sua religione, dalla sua cultura e dalle sue convinzioni personali” come una discriminazione, una violazione della sua libertà di culto e della sua vita privata e familiare (il primo punto è stato respinto all’unanimità, gli altri due a maggioranza, con due giudici che hanno tenuto a spiegare il loro disaccordo in un allegato alla sentenza). La donna aveva sottolineato nel suo ricorso che “nè il marito nè alcun altro membro della sua famiglia” esercitava pressioni perche’ lei si coprisse il volto, che indossare il velo era una sua scelta, “per sentirsi in pace” con se’ stessa.

I giudici di Strasburgo hanno invece sottolineato che “il rispetto delle condizioni del ‘vivere insieme’ è un obiettivo legittimo” della legge e che, a questo fine, uno stato “dispone di un ampio margine di manovra”. La Corte ha quindi “accettato che la barriera sollevata contro gli altri da un velo che copre il viso è percepita dallo Stato come una violazione del diritto degli altri a vivere in uno spazio sociale che rende la vita in comune più facile”, ma nella sentenza ha riconosciuto che un paese che avvia procedimenti per varare leggi di questo tipo “corre il rischio di contribuire al consolidamento degli stereotipi che colpiscono gruppi specifici di persone e di incoraggiare espressioni di intolleranza quando al contrario ha il dovere di promuovere tolleranza”.

In Italia manca un riferimento legislativo preciso sull’uso del burqa e niqab nei luoghi pubblici, ma esiste una legge, la cosiddetta legge del deputato leccese Oronzo Reale che vieta di indossare caschi o altri mezzi che non permettano il riconoscimento del volto nei luoghi pubblici. Il dibattito è ancora in corso: la legge del 22 maggio 1975, n. 152 non parla esplicitamente di velo integrale islamico è per questo che nel 2009 è stato presentato un Ddl, il 2422, che ha visto un primo sì alla Camera nel 2011 per poi perdersi tra cambi di governi e priorità diverse. Al momento dunque, in Italia non è vietato indossare burqa o niqab, a differenza di altri paesi europei.

Il burqa è l’abito azzurro delle donne afghane, che copre integralmente corpo e volto, a parte una reticella davanti agli occhi. Il niqab è invece il velo nero che copre capo e volo, lasciando gli occhi scoperti: chi lo indossa, porta anche i guanti poiché nessuna parte del corpo deve essere visibile.

Entrambi gli indumenti, secondo alte autorità islamiche, non sono prescritti nel Corano, ma nascondo come interpretazioni restrittive di alcuni paesi o comunità che hanno voluto interpretare alcune sure in maniera letterale. Come già nella Bibbia, anche nel testo sacro dell’islam si consiglia di indossare un fazzoletto sul capo, e come per i cristiani, il velo è un segno d’appartenenza religiosa.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie