Cos’è l’agricoltura biodinamica? Su quali principi si basa? Parte prima

La prima volta che ho sentito parlare di agricoltura biodinamica mi trovavo a “Festambiente”, una manifestazione che si tiene in estate, ogni anno, vicino Grosseto. Il termine mi affascinò e mi ripromisi di approfondire. L’agricoltura biodinamica parte dal presupposto che l’azienda agricola è un organismo vivente a ciclo chiuso, inserito nel più grande organismo vivente cosmico, alle cui influenze soggiace. Per questo motivo l’agricoltore biodinamico conosce tali influenze e conseguentemente adotta un metodo pratico che le favorisce, col risultato di avere terreni fertili e vitali e prodotti salubri.

Tali conoscenze sono un “plus” da integrarsi alla cultura agronomica ufficiale, determinandone così il rinnovamento in uno spirito più etico ed estetico e che favorisce una nuova professionalità dell’agricoltore, cosciente e corresponsabile. E’ l’espressione, se così si può dire, di un nuovo impulso cosmico plasmatore per cui la pianta, da manifestazione di sole forze naturali, sempre più diventa espressione di intervento professionale umano.

Perciò parlare di coltivazione biodinamica, implica la scoperta di tutto un modo di vivere, osservare e lavorare la terra. Il fine non è di lasciar fare alla natura ma di fare oltre la natura, aiutarla affinchè la terra sia sempre più fertile, per far sì che anche le generazioni future ne possano trarre benefici, e che gli alimenti da essa prodotti siano vivi e di qualità piena, che nutrano l’uomo e gli diano salute. Il termine biodinamico infatti esclude meccanismi di coltivazione che applichino metodi fissi. Piuttosto si può parlare di un indirizzo del pensare e dell’agire, che poi saranno sviluppati secondo le condizioni e i problemi che saranno incontrati sulla terra.

I principi su cui si fonda la biodinamica vennero formulati dall’austriaco Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia, una concezione dell’uomo e del mondo che nel primo quarto di questo secolo aveva portato un rinnovamento fertile nel campo della medicina, della pedagogia, dell’arte e della scienza in genere acquistando numerosi adepti in tutto il mondo occidentale.

Il campo dell’agricoltura fu l’ultimo settore cui Steiner si dedicò e lo fece su richiesta di alcuni agricoltori che vedevano con preoccupazione i primi segni di degenerazione e debolezza che accompagnavano l’applicazione dei moderni metodi di coltivazione e in particolar modo il crescente uso di concime chimico. A Koberwitz, nel 1924, Steiner tenne 8 lezioni per agricoltori, durante le quali il tema centrale era la salute della terra e il mantenimento e l’accrescimento della fertilità per migliorare la qualità degli alimenti destinati a nutrire l’uomo. Nell’indicare la via verso una conoscenza ampliata del vivente e delle sue manifestazioni, Steiner mostrò lo stesso spirito usato da Goethe nei suoi scritti di scienze naturali di cui Steiner del resto era stato un grande studioso.

Il corso sviluppò consigli partici. Perciò si può dire che esso lanciò le grandi linee di questo metodo.
Il punto focale riguarda la preparazione di un concime di massimo rendimento. Compostare e usare i preparati sono due momenti fondamentali di questo processo.

In tutti i paesi occidentali c’è un piccolo numero di agricoltori che per fortuna sente la responsabilità di dare una terra fertile e sana in eredità alle generazioni future e capisce l’importanza degli alimenti sani per la salute dell’uomo.

I tre principi della biodinamica sono:
1) mantenere la fertilità della terra;
2) rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti;
3) produrre alimenti di altissima qualità.

Non c’è da stupirsi che, nel secolo del materialismo e dello sfruttamento estremo (ricordate il concetto di entropia?) delle ricchezze naturali, la biodinamica non abbia potuto espandersi su larga scala. Rappresenta un successo comunque che questa filosofica metodologia si stia pian piano diffondendo e che siano molti a prenderne consapevolezza.

La biodinamica si fonda sulla conoscenza globale del pianeta e sul suo rapporto col cosmo; questa conoscenza non si acquista da un giorno all’altro ma solo attraverso l’abitudine all’osservazione della natura e delle sue leggi, cosa che dovrebbe far parte dell’educazione scolastica. L’acquisizione di una coscienza ecologica oggi, è ancora lenta, per questo si è ancora lontani dal capire la vita in tutte le sue manifestazioni.

L’uomo conosce alla perfezione il mondo della materia inorganica e le leggi della meccanica, ma se applica le leggi di quel mondo alla vita finirà per distruggere la vita stessa, che ha leggi e condizioni del tutto diverse. Non basta ammettere che l’agricoltura è una impresa biologica, bisogna prendere sul serio la parola “bios”, che in greco significa vita e “logos”, che significa conoscenza, cioè bisogna acquistare la conoscenza della vita. E quali sono le caratteristiche della vita? Movimento, costruzione, trasformazione. Viceversa, caratteristiche della morte e della meccanica sono: inerzia, distruzione, stabilità.

Acquistando questa nuova consapevolezza, l’agricoltura non sarà più uno sperimentare incerto di nuovi metodi, ma poggerà su basi solide quanto l’arcaico che una volta guidava il contadino.

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