Cuore: inventato il pacemaker biologico

Stando a quanto riportato dalla prestigiosa rivista scientifica Science Translation Medicine, un gruppo di ricercatori del Cedar-Sinai Hearth Institute di Washington avrebbe messo a punto un protocollo assolutamente rivoluzionario per il trattamento dei disturbi cardiaci: attraverso il trapianto minimamente invasivo di un gene -asseriscono gli scienziati- sarà possibile “trasformare” le cellule del cuore non specializzate in veri e propri pacemaker biologici, cioè in cellule capaci di tenere sotto controllo il ritmo del cuore.

I risultati di questo studio, durato ben 12 anni, garantirebbero infatti la possibilità di curare in modo del tutto naturale quei pazienti con disturbi del ritmo cardiaco, fino ad oggi costretti a farsi impiantare chirurgicamente un pacemaker artificiale, al punto che -come affermato da Eduardo Marban, direttore del Cedar-Sinai Hearth Institute – in un futuro nemmeno troppo lontano queste cellule pacemaker potrebbero altresì aiutare anche quei bambini nati con blocco cardiaco congenito.

Come spiega Eugenio Cingolani, direttore dell’Hearth Institute’s Cardiogenetics-Familial Arhythmia Clinic che ha collaborato con Marban e il suo team “E’ possibile che un giorno potremmo essere in grado di salvare vite umane, soltanto sostituendo il pacemaker con una semplice iniezione di geni”: la ricerca appena pubblicata illustra, in proposito, come i ricercatori abbiano iniettato, tramite un catetere, il gene chiamato TBX18 in maiali di laboratorio con blocco cardiaco completo.

Trascorsi due giorni, gli animali sottoposti al trattamento mostravano battiti cardiaci significativamente più veloci, rispetto ai maiali che non avevano ricevuto il gene, e ciò per tutto il tempo dell’esperimento, durato 14 giorni “Questi risultati ci mostrano che, con ulteriori ricerche, potremmo essere in grado di sviluppare un trattamento biologico di lunga durata per i pazienti”, ha concluso Marban, secondo il quale questo innovativo protocollo potrebbe essere pronto per gli studi clinici sugli esseri umani entro i prossimi tre anni.

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