Esaltazione del gusto e dell’ornamento: Mela Stratarina, Mela Righetta e Mela Solcata

Continua la saga della frutta antica e quai scomparsa. E continuo a parlare delle mele, di queste strane varietà sconosciute ai più. Hanno nomi così poetici e affascinanti che non si può non essere incuriositi e affascinati.

MELA STRATARINA
Le piante madri sono state ritrovate nella zona di Gubbio (PG) dove era diffusa in grandi alberi isolati. Anche di questa mela non si conosce l’origine, ma si sa che era assai apprezzata per essere una delle poche mele estive. La sua coltivazione è quasi totalmente scomparsa ma, data la sua rusticità, potrebbe essere ripresa nella media e alta collina. L’albero è molto vigoroso e rustico, ad alta produttività. Questo frutto è di media grandezza, rotondo, leggermente schiacciato ai poli. La buccia è spessa, senza lenticelle evidenti, di colore giallo-verdognolo che si schiarisce a maturità, con striature rosse soprattutto dalla parte del sole. Ha una polpa è bianco-rosata, molto dolce, liquescente. Viene raccolta ad agosto, da consumo immediato o da essiccazione. Si chiamano Stratarine probabilmente per la loro attitudine a cadere tutte insieme a maturità e a formare strati di frutta a terra. Secondo alcuni il nome potrebbe anche essere una trasformazione del nome Estatine, in quanto maturano d’estate. Una volta si usava mettere queste mele nel forno caldo, dopo la cottura del pane. Per essere conservate si possono trasformare in composta o in marmellata, magari insieme alla pera Moscatella che viene raccolta nello stesso periodo.

MELA RIGHETTA

Le piante madri sono state ritrovate nel comune di Pieve S. Stefano (AR). Storicamente molto conosciuta nell’aretino, anche le sue origini sono ignote. Se ne trovano ancora poche piante sparse abbandonate. L’albero è mediamente vigoroso, di forma irregolare. E’ molto rustico e resistente a condizioni di bassa fertilità; alterna la produzione. Il frutto è di dimensioni medio-grandi; di forma conica appuntita. La buccia è di colore verde con striature regolari rosse su tutto il frutto, privo di lenticelle. Di polpa bianca, croccante, acidula, molto profumata e succosa. Viene raccolta ben asciutta dalla rugiada la prima decade di ottobre, con la luna calante o ‘dura’, come si diceva una volta, e si serba egregiamente in fruttaio. Si comincia a consumare a novembre. Ottima mela da consumo fresco e da cottura, prende il nome dalle striature molto evidenti della buccia. Se ne può far crostata e gelatina, ma tradizionalmente veniva cotta al forno con un cucchiaio di zucchero sopra ad ogni mela e un bicchiere di vino bianco nella teglia.

MELA SOLCATA
Propria del perugino, è sicuramente un ecotipo spontaneo, di grande vigoria, che è stato riprodotto da qualche agricoltore della zona. Date le sue caratteristiche di rusticità, è adatto alla coltivazione di alta collina. L’albero è vigorosissimo, molto rustico e di rapido accrescimento; per il suo portamento e la sua chioma espansa è anche di grande pregio estetico. Il frutto è grande, di forma cilindrica, con scanalature regolari che lo fanno assomigliare ad un peperone. Ha una buccia spessa, cerosa, di colore giallo verde, che a maturità diventa giallo dorato. La polpa è bianca, non succosa, non troppo saporita, anche se profumata. Viene raccolto a ottobre, ma nonostante la cerosità non si conserva a lungo in fruttaio. Questa varietà può risultare interessante per la sua vigoria, come pianta da ornamento più che per i frutti che sono molto belli, ma non molto saporiti. Può essere utilizzata la buccia, bruciata per profumar la casa. Può anche essere riscoperto l’uso del suo legno che era un tempo utilizzato in particolare per fabbricare le cornici.

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