Fecondazione eterologa entra nei livelli essenziali di assistenza

Pezzo dopo pezzo è stata ormai del tutto smontata la legge 40 ed il colpo di grazia è arrivato a suo tempo con la dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo che vietava la fecondazione eterologa alle coppie sterili.

Lo scorso giugno la Consulta ne ha depositato le motivazioni: a partire da quel momento le pratiche di fecondazione eterologa sono rientrate nella legalità, tuttavia sotto il profilo delle politiche sanitarie è mancato un documento che dettasse le linee guida aggiornate da rispettare nel percorso della fecondazione assistita. Il 28 luglio è partita come capofila la Regione Toscana che ha emesso una delibera regionale mirata a regolamentare il settore ed il Ministero della Salute a sua volta ha fatto sapere di avere approntata una bozza di decreto legge in modo da omologare le normative sul territorio nazionale. L’argomento è stato esaminato negli aspetti tecnici da un gruppo di specialisti del settore designati in sede ministeriale ed ieri è stato presentato alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.
Dal punto di vista medico sono stati presi in considerazione diversi aspetti: prima di tutto il diritto di ciascuna coppia di accedere alla possibilità di fecondazione assistita indipendentemente dalla propria disponibilità economica e quindi la necessità di programmare la formazione di Centri per la procreazione medicalmente assistita nell’ambito del SSN dove sia garantita a tutti l’accessibilità con il vincolo del pagamento del ticket sanitario. In secondo luogo è stata sancita la assoluta gratuità e volontarietà della donazione di gameti in modo da evitare la commercializzazione delle donazioni, facendo salvo in questo il diritto ai rimborsi per le spese sostenute dai donatori. I donatori dovranno essere sottoposti ad una serie di screening e di esami per scongiurare il rischio di trasmissione di malattie genetiche ed inoltre verranno selezionati nelle fasce d’età in cui si presume la migliore qualità delle cellule germinali, vale a dire  tra i 20 ed i 35 anni per le donne ed i 18 e i 40 anni per gli uomini. La diversificazione della fascia d’età consentita tra i due sessi è logicamente legata alla differenziazione dei tempi di maturazione ed invecchiamento degli apparati riproduttivi maschili e femminili, tenendo conto del fatto che la senescenza comporta un aumento del rischio di mutazioni ed anomalie genetiche. La coppia che chiede la fecondazione eterologa sarà comunque tenuta alla firma di una specifica informativa e verrà messa al corrente tanto degli esami effettivamente praticati dal donatore quanto della impossibilità attuale della scienza di garantire la nascita di un figlio sicuramente sano.

Ciascun donatore selezionato per età e condizioni di salute potrà generare con i propri gameti massimo 10 figli: secondo gli esperti in realtà il rischio di futuro accoppiamento tra consanguinei sarebbe trascurabile accettando un massimo di 25 figli nati da ciascun donatore, ma distribuiti a non più di 10 famiglie. Sembra quindi che si voglia optare per un massimo di 10 figli per donatore sul territorio nazionale, con possibilità di deroga  a questo numero se la stessa coppia richiede un secondo figlio dallo stesso donatore. Altro problema rilevante dal punto di vista tecnico consiste nella elaborazione di sistemi che da un lato garantiscano l‘anonimato nelle donazioni e dall’altro la tracciabilità dei donatori che potrebbero essere contattati o comunque devono poter essere  identificati soprattutto nei casi di malattie dei nati, per vari motivi.

Ultima questione sta nel diritto del nascituro di poter risalire eventualmente in un futuro alle proprie origini ovvero al  genitore genetico: la cosa non contiene risvolti tecnici quanto piuttosto psicologici ed etici e probabilmente sarà materia di discussione in parlamento.

La istituzione di centri per la pma nel servizio pubblico richiederà logicamente uno specifico investimento nel settore, il finanziamento della iniziativa probabilmente sarà materia da discutere nel percorso parlamentare della legge prospettata.

 

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