Gaza: emergenza umanitaria

Mentre oggi il bilancio ufficiale delle vittime a Gaza sale fino ad 800,  ormai da diversi giorni si sono mobilitate le organizzazioni umanitarie, l’OMS e gruppi di medici. Il 10 luglio l’OMS segnala le gravi preoccupazioni legate all’escalation di violenza ed alla difficoltà del governo palestinese di far fronte alla gravità della situazione. In quella data il Ministero della Salute palestinese segnalava di non essere in grado di pagare il debito sanitario e di fornire quindi le cure adeguate alle emergenze venutesi a creare, chiedendo pertanto il supporto anche economico degli altri paesi appartenenti alla Organizzazione mondiale della Sanità.

Il 23 luglio mentre l’OMS ripropone in una ulteriore pubblicazione le sue preoccupazioni legate alla persistente e continua distruzione di strutture sanitarie ed ospedaliere, un gruppo di medici italiani ed inglesi scrive sulla prestigiosa rivista Lancet una lettera aperta, in effetti una lettera di fuoco che contrappone l’etica e la deontologia della professione medica a quanto continua ad accadere nella striscia di Gaza, denunciando tra l’altro:
” Gaza è stata bloccata per terra e mare fin dal 2006. Qualunque persona a Gaza, inclusi i pescatori che si avventurano oltre le tre miglia nautiche dalla costa possono essere colpiti dal fuoco della marina israeliana. Nessuno a Gaza è libero di andarsene o partire senza un permesso speciale da Israele e dall’Egitto, cosa che per molti è difficilissimo o impossibile da ottenere. La gente a Gaza non può spostarsi per andar fuori a studiare, lavorare, visitare i familiari o attendere ad affari. Le persone ferite e malate non possono partire facilmente per accedere a cure specialistiche fuori da Gaza. L’ingresso di cibo e medicine è limitato e molti genere essenziali alla sopravvivenza sono proibiti.”

Ed ancora: “Noi come scienziati e medici non possiamo tacere mentre questo crimine contro l’umanità continua” 

Il giorno 23 luglio l’OMS ha pubblicato un resoconto completo dei danni subiti a quella data dagli ospedali e dalle strutture sanitarie, aggiungendo  che undici persone dello staff dell’OMS stanno lavorando per l’emergenza di Gaza, attraverso attività di monitoraggio, informazione, coordinamento ed altro, il capo della sezione  OMS locale sta cercando di stabilire contatti con altri partners delle Nazioni Unite e col Ministro della Salute di Palestina, coordinandosi con le autorità israeliane per i movimenti dello staff medico e  dei prodotti medicinali necessari negli ospedali e nelle zone colpite. Il team dell’OMS presente a Gaza ritiene che vi sia urgente necessità di prodotti ed interventi medici che attualmente mancano alle popolazioni colpite.

Al 22 luglio su 54 ospedali inizialmente funzionanti a Gaza, 27 erano stati chiusi in quanto situati in zone molto pericolose, altre sette chiusi a Rafah e cinque completamente distrutti. I funzionari OMS hanno coordinato il passaggio attraverso i confini di alcuni feriti, due pazienti il 21 luglio, due il 22 e sei pazienti con  sei accompagnatori il 23: la speranza è di riuscire a creare un corridoio umanitario che consenta il trasporto dei malati verso i luoghi di cura.

In tutte le principali capitali europee si sono svolte nei giorni scorsi manifestazioni contro l’eccidio indiscriminato in atto nella striscia di  Gaza ed oggi si discute di una possibile tregua, che avrebbe  il benestare di Hamas, sempre comunque a condizione di ottenere lo sblocco dei confini, l’estensione delle aree di pesca e la liberazione di prigionieri.

Si attende ancora l’esito sulle proposte di tregua umanitaria della durata di una settimana.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie