Gioia Tauro, il trasbordo delle armi chimiche siriane

Iniziate questa mattina, a Gioia Tauro, le operazioni di trasbordo dei container di sostanze chimiche provenienti dalla Siria . Scortata da un elicottero e da unità navali, la nave danese Ark Futura ha fatto il suo ingresso nello scalo calabrese tra misure di sicurezza eccezionali.

A sorvegliare sulle attività, il centro di monitoraggio permanente, insediatosi ieri e coordinato dal prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino. Ne fanno parte gli esponenti degli enti locali e i rappresentanti dell’ISPRA, dell’Arpacal, del ministero degli Affari Esteri e della Marina Militare. In sala monitoraggio, anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

Gian Luca Galletti, ministro dell’ Ambiente, «Un’operazione di altissimo livello, trasparente e senza rischi per l’ambiente, in cui affermiamo i valori della pace e contribuiamo alla sicurezza mondiale. Dobbiamo essere orgogliosi che l’Italia partecipi con una funzione primaria allo smaltimento di armi chimiche, puntando su grandi professionalità e alte tecnologie»

«Tutto il mondo, attraverso Gioia Tauro – ha aggiunto Galletti – sta guardando le eccellenze del nostro Paese. Con questa operazione l’Italia sta dando il meglio di sé e lo sta facendo nel Mezzogiorno, che oggi conquista meritatamente una vetrina importante. La dimostrazione che non esistono zone di serie A e di serie B: tutte possono essere di serie A ».

A bordo dell’Ark Futura si trovano 570 tonnellate di sostanze chimiche, tra iprite e precursori del sarin. La durata delle operazioni di trasbordo la cui durata era prevista tra le 10 e le 24 ore, ha già superato la metà dei container da trasbordare. Sono stati 56 su 78 quelli fino ad ora spostati sulla Cape Ray.

Per l’operazione di trasbordo, l’Italia aveva già pagato all’Opac un contributo di due milioni di euro. Il dato è stato fornito da Giovanni Brauzzi, vicedirettore generale e direttore centrale per la sicurezza, il disarmo e la non proliferazione del Ministero degli Affari esteri. Il governo italiano, ha spiegato il dirigente, aveva già deciso di dare un contributo economico per l’operazione di disarmo. “Quando successivamente -ha raccontato- abbiamo deciso di offrire un porto italiano per il trasbordo, man mano che siamo andati avanti si è posto il problema di chi paga e abbiamo chiesto e ottenuto che a valere sul contributo italiano ci sia un’assunzione di responsabilità dell’Opac a copertura di tutte le spese relative a questa operazione”.

Tra le spese rientra anche l’indennizzo “per il mancato utilizzo del porto secondo valutazioni fatte sulla base delle statistiche dei traffici”. Brauzzi ha sottolineato che “il contributo italiano sostanzialmente torna indietro”. Non ci sono altre spese sostenute dalla Regione o dalla Provincia di Reggio Calabria. Imponente invece lo sforzo del governo in termini di uomini appartenenti alle forze dell’Ordine chiamati a occuparsi della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Proteste di alcuni cittadini davanti al porto. Indossano magliette e hanno in mano cartelloni con diverse scritte, tra cui ‘Ci state ammazzando di tumore’. Protestano contro la scarsa attenzione delle istituzioni nei confronti della piana di Gioia Tauro. Hanno portato anche una sedia vuota per lamentare l’assenza dei rappresentanti politici. ”Anche qui c’è la terra dei fuochi. Stiamo morendo tutti di tumore e nessuno ci dice perché”. Su uno degli striscioni ci sono le foto di alcune delle persone ammalate e morte di tumore negli ultimi anni. Gli stessi cittadini sospettano che ”vengano lavorati materiali pericolosi in quest’area. Non è un caso -racconta una signora- che mio padre e mia madre siano morti di tumore e a me hanno diagnosticato un carcinoma”. Un’altra racconta: ”Mio marito è vissuto solo 27 giorni da quando gli hanno diagnosticato il cancro”. Drammatica anche la testimonianza di un’altra donna il cui genero ”lavora in un luogo caldo dove due colleghi su tre si sono ammalati di tumore al sangue e adesso anche lui è ammalato”. Proprio oggi al porto di Gioia Tauro si sta eseguendo il trasbordo delle armi chimiche siriane. ”Ci voleva pure quest’altra nave dei veleni”, protestano ancora i cittadini gioiesi.

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