Denuncia ambientalista: aperta la caccia agli orsi in Trentino?

Davvero uno strano modo di far politica ambientalista, quello adottato dalla Provincia Autonoma di Trento: se, infatti, ormai da parecchi anni con una mano sostiene e finanzia progetti per la reintroduzione dell’orso sulle proprie montagne, con l’altra i suoi assessori firmano delibere che autorizzano – nel caso non risultassero efficaci le misure di prevenzione- addirittura l’uccisione dell’esemplare M4, definito animale “deviante” (?!) proprio dal politico titolare di Agricoltura, Foreste ed Ambiente.

La denuncia arriva direttamente dalla Lac, Lega per l’abolizione della caccia che, attraverso una propria nota, afferma di come, nel corso degli ultimi anni, si abbia avuto notizia di parecchi decessi di plantigradi in Trentino Alto Adige/Südtirol, non tutti esattamente avvenuti per cause naturali: orsi investiti da automobili, sedati maldestramente e annegati perché caduti in acqua durante la narcosi, oppure letteralmente scomparsi in quanto vittime di episodi di bracconaggio.

Per non parlare degli orsi “giustiziati” all’estero, in quanto considerati pericolosi razziatori di patate, come nel caso dell’esemplare JJ1 nel 2006 in Germania, o di JJ3 nel 2008 ed M13 un anno fa in Svizzera: con l’adozione di questa delibera, anche il “verde” Trentino pare dunque aver deciso di allinearsi alla barbarie che avviene oltreconfine, non trovando di meglio che risolvere a colpi di fucile le situazioni più problematiche.

L’uso metodologico della violenza per affrontare i conflitti o le situazioni problematiche, come ci ricordano purtroppo gli odierni focolai di guerra a ridosso del Mediterraneo, non ha mai portato alcun beneficio né all’uomo né, tanto meno, all’eco-sistema che lo circonda “Il Trentino Alto Adige/Südtirol non è un’isola felice fuori dal mondo, visto che si trova in Italia e in Europa -conclude la Lac“per cui volente è anch’esso chiamato a rispondere alle direttive nazionali e sovranazionali, secondo le quali linci, lupi ed orsi rappresentano specie protette.

Mai da più di 150 anni, del resto, sono stati registrati nel nostro Paese episodi di aggressione da parte di plantigradi nei confronti dell’uomo, mentre continua viceversa a ripetersi ogni anno la macabra conta degli innumerevoli incidenti, spesso mortali, causati da cacciatori eccessivamente imprudenti.

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