I musicanti di Brema del frutteto: Mela batocchia, mela muso di bue e mela fiorentina

MELA SONA O BATOCCHIA
La pianta produttrice di queste mele è stata ritrovata nel comune di Foligno, ma praticamente è figlia di “NN”. Nella zona era comunque conosciuta, e coltivata in tutta la Valnerina. L’albero ha grande vigoria ed è molto rustico, ma alternante nella produzione. Il frutto è di media pezzatura, di forma allungata, ovoidale. La buccia è spessa e cerosa, di colore giallo verde, con forti sfumature rosso brillante. La sua polpa è bianca, croccante, aromatica, non troppo succosa. Questa mela si raccoglie ad ottobre, si conserva egregiamente in fruttaio e si comincia a consumare in dicembre. Quando è matura, la cera che copre la buccia si scioglie e sprigiona un intenso profumo di narciso. Si conserva molto bene, ed era molto conosciuta e usata per la cottura e per i dolci a base di mele, grazie alla consistenza della sua polpa e al suo aroma. Si può usare anche per deodorare la casa, bruciandone la buccia, oppure si può mettere nei cassetti per profumare la biancheria.

MELA CIUCCA O MUSO DI BUE
E’ a Gualdo Tadino (PG) che è stata ritrovata la pianta madre di questa buffa mela, benchè sia diffusa maggiormente nell’area dell’alta collina e montagna del comune di Foligno ed sull’Appennino Umbro Marchigiano. Anche lei apolide, si adatta alla coltivazione in alta collina e montagna.. Il frutto è medio grande, di forma allungata, con caratteristico restringimento nella metà circa dell’asse verticale, che gli conferisce una forma quasi di pera rovesciata. La buccia è spessa, liscia, di colore verde giallo con striature rosso vivo soprattutto dalla parte del sole. Di polpa bianca, acidula, aromatica e croccante, non molto succosa. La raccolta avviene per tradizione in ottobre e si conserva in fruttaio nella paglia o sopra della carta, fino alla primavera successiva. Questa mela è buona da mangiar fresca, ma si adatta ottimamente anche alla cottura. Deve il suo nome alla forma che ricorda quella del muso del bue; fa parte probabilmente del gruppo delle mele Musone o Nasone. Viene già nominata e descritta da Mattioli nel 1568. In alcuni quadri di Carlo Crivelli, pittore che dipinse molto nelle Marche intorno alla metà del Quattrocento, è raffigurata quasi certamente questa mela.

MELA FIORENTINA
Archeologicamente parlando, è stata trovata nella zona di Pieve S. Stefano (AR). Anch’essa è coltivata in alta collina, e si ritrova in tutta l’area dell’Appennino Tosco-Romagnolo. E’ un ottima varietà autunnale, che ben si adatta alla coltivazione in collina. La pianta è spledidamente ornamentale quando è carica di frutti. Il frutto è medio, rotondeggiante, schiacciato simmetrico. La buccia è spessa, cerosa, di colore giallo paglierino con macchia rossa ben definita dalla parte del sole. La polpa è bianca, acidula, aromatica e croccante, succosa. Decisamente da riscoprire per la sua bontà. Viene raccolta tradizionalmente in ottobre. Comsumata sia fresca che cotta sprigiona tutto il suo sapore. Un uso particolare di questa ed altre mele a buccia spessa, veniva consigliato in passato come decorazione per le tavole imbandite: si svuota il frutto dalla polpa senza rompere la buccia e si pone all’interno dell’olio di gelsomino o altro profumo con lo stoppino per farne una piccola lampada aromatica e originale.

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