In Giappone l’insalata cresce con i led

In Giappone un’ex stabilimento della Sony è stato completamente traformato nella più grande azienda agricola al coperto. Il botanico Shigeharu Shimamura, amministratore delegato della Mirai Co., in collaborazione con la Ge Japan, ha realizzato un sistema che consente di coltivare rapidamente con un minimo dispendio idrico. Nonostante la produzione sia iniziata da un solo anno, si producono 10mila cespi di lattuga al giorno.

L’azienda si trova nella prefettura di Myagi, nel Giappone orientale, l’area che fu colpita duramente dal terremoto e dallo tsunami nel 2011. L’ex fabbrica dove si coltivano le lattughe è dotata di 17.500 Led (diodi a emissioni luminosa) che emettono luce alla lunghezza d’onda ottimale per la crescita delle piante consentendo a Shimamura di controllare il ciclo giorno – notte e accelerare la produzione.

Riduzione degli sprechi – Controllando la temperatura, l’umidità e l’irrigazione, l’azienda agricola può, inoltre, tagliare il consumo d’acqua che è pari all’1% di quello utilizzato di solito per le coltivazioni esterne. Il sistema permette di far crescere lattughe ricche di nutrienti due volte e mezzo più rapidamente che in un campo. I Led durano più a lungo delle luci fluorescenti e consumano il 40% in meno di energia.

I giganti giapponesi dell’elettronica si danno alla verdura: insalata e spinaci coltivati non nei campi ma in serre ermeticamente chiuse, quasi completamente sterili ed altamente tecnologiche. Due delle tre fabbriche di verdura si trovano in prossimità di Fukushima; le gestiscono Panasonic e Fujitsu, che da pochi giorni hanno cominciato a vendere i loro ortaggi presentandoli come “salutari” e cresciuti in ambienti “puliti”. In Giappone è considerato antipatriottico parlare delle conseguenze del disastro nucleare, ma il riferimento implicito è chiarissimo. Infine Toshiba ha annunciato che metterà su anch’essa una fabbrica di insalata in ambiente controllato a Yokosuka, che si trova a circa 280 chilometri da Fukushima.

La Toshiba è un gigante multinazionale dei dispositivi elettronici ad alta tecnologia ed è coinvolta anche nella produzione di reattori nucleari. Sta iniziando a realizzare una struttura in cui l’insalata crescerà in un ambiente quasi sterile, con luce artificiale, umidità e temperatura controllate e con il minimo intervento umano. Mira a creare condizioni idonee a far sì che i suoi prodotti abbiano un alto contenuto di salutari polifenoli e vitamina C; prevede anche di costruire una seconda industria di verdure fuori dal Giappone.

Abitualmente Fujitsu si dedica a server, computer, software, schermi al plasma. Ma una decina di giorni fa ha cominciato a vendere la sua lattuga fabbricata ad Aizu-Wakamatsu, nella prefettura di Fukushima: di nuovo, luce artificiale, ambiente ermeticamente chiuso e quasi sterile, niente pesticidi, basso contenuto di sodio e di azoto. Per questo, dice l’azienda, si tratta di un’insalata particolarmente adatta a chi ha problemi renali e ai bambini. I prezzi sono conseguentemente alti: 90 grammi costano 450-500 yen, ossia circa 3,25-3,60 euro.

E poi c’è la Panasonic, che dall’elettronica di consumo (suo storico campo di battaglia) è passata agli spinaci e – di nuovo – all’insalata. L’ha messa in vendita dal primo aprile, giorno in cui inizia l’anno fiscale giapponese. Gli ortaggi crescono proprio nella città di Fukushima, in una serra automatizzata ricavata da una fabbrica in cui si producevano macchine fotografiche.

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