Legambiente e Greenpeace: Vigileremo con la nostra imbarcazione il trasferimento della Costa Concordia

“Abbiamo deciso di attrezzare un’imbarcazione comune con la quale seguiremo il convoglio che rimorchierà la Costa Concordia dal Giglio a Genova. Il nostro obiettivo è vigilare affinché le operazioni di trasferimento del relitto avvengano in modo sicuro e senza rischi per l’ambiente”. Così Legambiente e Greenpeace, a seguito dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri del progetto di trasferimento della Costa Concordia dall’isola del Giglio al porto di Genova.

Le due associazioni hanno annunciato che seguiranno via mare le operazioni a bordo di una delle imbarcazioni della Fondazione Exodus di Don Antonio Mazzi che nella sua sede all’Isola d’Elba propone programmi educativi rivolti a ragazzi in difficoltà: “Verificheremo che non avvengano rilasci di sostanze inquinanti durante il trasporto. Nei serbatoi della nave si trova ancora una grande quantità di idrocarburi e altre sostanze dannose in grado di minacciare l’ecosistema marino.

La vicenda della Concordia – sottolineano le due associazioni – non si chiude comunque con la rimozione e lo smantellamento del relitto. Dai prossimi giorni lavoreremo per pretendere dalla società il ripristino dello stato dei fondali del Giglio, la bonifica delle opere, la rimozione del cantiere e soprattutto il risarcimento del danno ambientale”.

Cinque giorni di “navigazione” nel Santuario dei Cetacei per arrivare al Porto di Genova, per un relitto che contiene sostanze pericolose.

Nessuno ha ancora mai risposto alle nostre domande sulla rottamazione.

1) Non ci hanno detto che cosa sarebbe successo se il cassone (sponson) che si è staccato durante il montaggio si fosse invece staccato durante il traino.

2) Che garanzie “meteo” possono esserci per un viaggio che dura ben 5 giorni?

3) Chi e come monitorerà le acque luride dentro il relitto e gli interscambi con l’ambiente esterno, il tanto ammirato Santuario dei Cetacei?

4) Chi vigilerà sul rispetto delle norme comunitarie durante le operazioni, non facili, di smaltimento?

5) A cosa serviranno due poli per la rottamazione a pochi kilometri di distanza?

Dopo Piombino, infatti, anche a Genova un provvedimento della Regione ha “autorizzato” la creazione di un polo per lo smantellamento delle navi.

Ad oggi, di “poli” come questi in Europa non ne esistono.

Il perché è presto detto, tutti quanti, Italia compresa, abbiamo infatti approvato a Bruxelles una norma “trappola” che condanna queste iniziative economiche se non a morte certa almeno a un’esistenza legata a sussidi e interventi di Stato: il il Regolamento UE 1257/2013 fissa infatti norme rigide per lo smaltimento delle navi con bandiera europea. Ma non vieta (non può) a un armatore europeo di fare quello che Costa/Carnival ha già fatto con la Costa Allegra (incendiatasi poche settimane dopo la Concordia): venduta a un intermediario, la Allegra ha cambiato nome in Santa Cruise, ha preso la bandiera del Sierra Leone ed è stata rottamata in Turchia.

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