Legambiente: Mare Monstrum, non funzionano i depuratori in Campania

La goletta verde di Legambiente è partita da Savona il 21 giugno ed è passata sulla costa campana tra il 1° ed il 4 luglio: prima a Castellammare, quindi nel salernitano, sulla costiera cilentana fino a Pollica, proseguirà poi con la costa calabra e dalla fine del mese inizierà il monitoraggio dei i laghi.

Per quello che riguarda la nostra regione viene messa in evidenza la grave carenza del sistema depurativo che attualmente copre soltanto il 60% della popolazione: si tratta purtroppo di una delle peggiori situazioni a livello nazionale per il trattamento delle acque reflue.

Su 31 punti monitorati sulla costa ben 21 sono risultati inquinati da scarichi non adeguatamente trattati con valori di escherichia coli e di enterococchi al di sopra di quanto consentito.
Per la provincia di Napoli sono stati analizzati 19 punti, di cui 10 con inquinamento batterico oltre i limiti, nella provincia di Napoli rientrano nei limiti per le acque balneabili i prelievi per Bacoli, Torre Del Greco, Portici, Marina di Stabia a Castellammare e Meta di Sorrento.
Nel casertano sono stati effettuati prelievi ed analisi in 4 punti e sono risultati fortemente inquinati quattro su quattro. Nel salernitano su otto punti monitorati se ne salva solo uno ad Amalfi.

La procedura di infrazione avviata dalla UE riguarda 115 agglomerati urbani in Campania e la Regione rischia multe molto salate per il mancato rispetto delle normative riguardanti il trattamento delle acque reflue.
I dati ufficiali più recenti sulla depurazione delle acque reflue in Campania risalgono al 2012 e da questi risulta che la popolazione che può contare su impianti efficienti di depurazione è solo del 60,2%.

Legambiente precisa che i rilievi forniti non vogliono sostituirsi ai dati ufficiali: dai dati dell’Arpac (l’ente preposto ufficialmente ai controlli) risulta che il 20% della costa non è balneabile.

Nulla di confortante neanche per quanto riguarda il nostro fiume Sarno: sono stati analizzati 16 punti lungo il fiume e la qualità delle acque è risultata buona o sufficiente soltanto nei tre punti più vicini alla sorgente, mentre va peggiorando lungo il corso del fiume quanto più ci si avvicina alla foce.
Anche il fiume, benchè non presenti più i livelli di inquinamento che 30 anni addietro gli erano valsi la qualifica di bacino ad elevato rischio di crisi ambientale, rimane lontano dagli standard previsti come obiettivo UE per il 2015 nella qualità dei corsi d’acqua.

Anche per ciò che attiene la valutazione e le analisi sulle acque del fiume Legambiente precisa che il suo lavoro corrisponde solo ad una istantanea ottenuta attraverso un numero limitato di punti di campionamento e di parametri esaminati ed in nessun caso quindi può sostituirsi al giudizio dell’Arpac, l’ente istituzionale della Regione che si occupa del monitoraggio delle nostre acque.

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