L’Italia fotografata da nord a sud: percezione e realtà di un’economia decadente

Dal 2007 ad oggi cosa è cambiato in Italia? Tanto, anche se la percezione è spesso differente rispetto alla realtà. Un’analisi del “Sole 24 ore” evidenzia le variazioni economiche e sociali registrate negli ultimi sette anni da nord a sud: il 2007 rappresenta l’ultimo anno della congiuntura economica favorevole iniziata nel 2002 e proseguita ad un discreto ritmo, il 2008 l’inizio della fase finanziaria turbolenta con la crisi dei “sub-prime” in America e delle banche in Europa, il 2011 la seconda fase critica con i rischi Paese della periferia europea. Pertanto, gli ultimi sette anni rappresentano uno dei periodi più difficili delle recente storia economica e finanziaria nostrana.

A risentire di più di questa fase recessiva sono state le città meno virtuose e cioè quelle che dal boom immobiliare dei primi anni 2000 hanno incrementato i propri indebitamenti familiari, in relazione ad un cambiamento comportamentale. L’analisi si basa su parametri oggettivi che necessitano di interpretazione: i bilanci delle famiglie ed i risparmi presso gli Istituti bancari sono sicuramente esplicativi del benessere diffuso, ma il crescente costo della vita, soprattutto nel primo periodo di analisi, è stato maggiore e quindi più incisivo dove i redditi sono stati inferiori e quindi nelle regioni meridionali.

A livello nazionale l’indice che potrebbe aver distorto i valori è senza dubbio il tasso di disoccupazione: dal 2007 al 2013 l’indice medio nazionale è raddoppiato (dal 6,1% al 12,2%) impoverendo anche zone del centro-nord da sempre resistenti alle crisi come la Toscana e l’Emilia Romagna. La disoccupazione è un dato, purtroppo, non significativo, poiché fotografa il luogo dove si è perso effettivamente il lavoro, ma non dove questo era e rimane “occultato” da anni: il tasso in questione, quindi, non mostra i reali movimenti in considerazione del lavoro sommerso e del relativo indotto.

Il costo delle case è rilevante per definire l’innalzamento del costo della vita, ma non nel definire l’effetto ricchezza vista l’incongruente impennata dei prezzi nell’ultimo decennio e l’impossibilità di fotografare il “turn over” temporale delle compravendite. Difficile capire, quindi, chi ha resistito maggiormente alla crisi. L’analisi del “Sole 24 ore” vede un PIL medio pro capite calato di quasi il 2% in alcune realtà, di più nel centro Italia e tenuto nelle grandi città come Milano. La paura della crisi, invece, ha ridotto il ricorso all’indebitamento delle famiglie e aumentato la propensione al risparmio (l’esatto contrario di quanto accaduto nel triennio 2002-2005).

In definitiva il meridione sembra essere il più penalizzato (su tutte Sicilia e Calabria) e soprattutto le città medio-piccole che hanno contribuito ad ampliare il divario tra nord e sud. La crisi ha colpito in maniera generalizzata lo slancio economico di un Paese che aveva arrancato anche a metà del decennio passato: oggi si registrano consumi di beni durevoli in forte calo ed il timore è che il tasso d’inflazione ai minimi non sia altro che la conferma di una stagnazione duratura nel tempo. Al di là della differenziazione geografica e della difficile interpretazione dei dati, l’unica certezza è una congiuntura favorevole che tarderà ad arrivare e che difficilmente sarà in grado di accorciare le distanze col resto d’Europa.

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