Il meccanismo di Antikythera: il computer più antico

Il meccanismo di Antikythera è giunto a noi grazie a due tempeste avvenute alla distanza di ben 2 mila anni. La prima avvenne introno al 65 a.C., che distrusse la nave romana su cui il meccanismo viaggiava, e la fece affondare nei pressi dell’omonima isola, tra la Grecia continentale e Creta. La seconda, nel 1900, che costrinse dei pescatori di spugne a rifugiarsi nei pressi dell’isola, dove trovarono il relitto della nave e che dette il via ad una importante spedizione archeologica.

Oltre alle preziose sculture e altre opere d’arte saccheggiate dai rimani, gli archeologi subacquei trovarono uno strano grumo di bronzo, in seguito denominato “Meccanismo di Antikythera”. All’esame, il grumo di bronzo si è rivelato essere un complesso assemblaggio di ingranaggi, un dispositivo meccanico totalmente sconosciuto nella civiltà greca.

Sulla parte esterna di questo complesso meccanismo gli studiosi trovarono incisi i segni zodiacali, che portò ad ipotizzare che il meccanismo fosse uno strumento per l’osservazione astronomica piuttosto che per la navigazione. Diverse tecniche di datazione hanno stabilito che il meccanismo è antico di almeno 2 mila anni.

Peter Lynch, professore di meteorologia presso l’University College di Dublino, ha spiegato come doveva essere il funzionamento della macchina. Il meccanismo veniva azionato da una maniglia collegata ad un sistema di oltre 30 ruote dentate. Utilizzando le moderne tecniche di imaging, è possibile contare i denti delle ruote, vedere chiaramente la cremagliera e i rapporti tra i vari ingranaggi, dettaglio che permette di capire quale sia stata la funzione originaria del meccanismo.

Gli ingranaggi sono stati accoppiati ai puntatori posti sulla parte anteriore e posteriore del meccanismo, che mostrano la posizione del Sole, della Luna e dei pianeti mentre si muovono attraverso lo zodiaco. Un braccio estendibile con un perno segue una scalanatura a spirale, in maniera molto simile ad un giradischi. Una piccola sfera, metà bianco e metà nero, indicava le fasi della Luna.

Ma è la sua impressionante precisione nel prevedere le eclissi solari e lunari che è incredibile (considerata la sua veneranda età). I Babilonesi già sapevano che se si osserva un’eclissi lunare, un altro evento simile si verifica 223 lune piene più tardi, ossia dopo circa 19 anni ed è conosciuto come il Ciclo di Saros. Per far sì che tale ciclo potesse ripetersi all’interno del meccanismo è stato eseguito un complesso ragionamento matematico e un sofisticato intervento tecnologico.

E’ così preciso che sarebe in grado di fornire le previsioni accurate delle eclissi per diversi decenni a venire. Addirittura, il dispositivo era dotato anche di un quadrante concepito per indicare quale dei giochi ellenici avrebbe avuto luogo ogni anno, comprese le Olimpiadi che si verificavano ogni quattro anni.

Dunque è dal 1900 che questo misterioso e straordinario meccanismo viene studiato, infatti Derek de Solla Price, che ha analizzato il meccanismo nel 1960, dichiarò che la sua scoperta era stata come trovare un motore a scoppio nella tomba di Tutankhamon. Certo è che il meccanismo di Antikythera ha rivoluzionato il modo di concepire l’eredità scientifica dei Greci, poichè dimostrerebbe che gli ellenici erano in grado di concepire e sviluppare meccanismi complessi, simili agli orologi comparsi in Europa solo nel Medioevo.

Ad oggi, solo un piccolo ingranaggio su 30 rimane senza spiegazione e si spera che ulteriori studi possano gettare luce sul suo funzionamento.

A parte l’enigma sul suo funzionamento, c’è ancora un altro mistero: perchè è l’unico oggetto nel suo genere finora scoperto? Se i Greci erano in grado di progettarli, perchè non ne sono mai stati trovarti altri?

Per quanto mi riguarda io ho sempre sostenuto e sostengo che noi non abbiamo inventato proprio nulla, non siamo altro che il prodotto un po’ più sofisticato di ciò che ci è stato tramandato da civiltà ben più evolute e che nel tempo abbiamo perduto. Abbiamo solo la fortuna di ritrovare di tanto in tanto, le prove di conoscenze che la nostra vanità crede siano frutto dei nostri tempi.

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