OMS: le iniziative contro l’epidemia di Ebola virus in Africa occidentale

Si è concluso giovedì scorso, il 3 luglio ad Accra in Ghana, la riunione ministeriale che ha visti coinvolti 11 paesi dell’Africa occidentale toccati dalla epidemia di Ebola virus: si tratta di un numero e di una estensione di focolai epidemici senza precedenti, che, stando ai dati diffusi dall’OMS, ha causato fino ad oggi 450 morti dal marzo 2014.

L’Ebola virus è stato individuato per la prima volta nel 1976 in Congo, nella valle del fiume Ebola ed è responsabile di una grave febbre emorragica spesso letale per l’uomo: ne sono stati isolati 4 ceppi di cui tre sicuramente pericolosi per la specie umana, è soprattutto diffuso tra gli animali ed il contagio sembra avvenire per contagio diretto con i fluidi corporei di individui infetti.
Sembra che solo uno dei ceppi fin qui conosciuti di Ebola sia dotato di trasmissibilità aerea e pertanto i focolai epidemici sono stati fino ad oggi abbastanza limitati in piccole comunità.

L’epidemia attuale è stata inizialmente segnalata all’OMS nel marzo 2014 dalla Guinea con un limitato numero di casi tale da apparire come un focolaio rurale, ma attualmente l’infezione si è diffusa fino alla capitale della Guinea ed oltre i confini in Sierra Leone e Liberia.
Nel complesso sono stati segnalati più di 750 casi di infezione.

L’OMS istituirà un “sub regional control center” con l’obiettivo di coordinare gli interventi e l’assistenza sanitaria nelle zone colpite ed inoltre si farà carico a livello internazionale di promuovere la ricerca sul trattamento delle febbri emorragiche causate dal virus.
Nelle regioni colpite verranno promosse attività di tipo informativo sulla malattia e sulle possibili modalità di contagio, sensibilizzando anche i centri di aggregazione religiosa, inoltre verrà intensificata la sorveglianza per la individuazione e segnalazione di nuovi casi.
Sarà necessario l’impegno di rilevanti risorse finanziarie per contenere la diffusione del virus con investimenti a carico dei singoli stati colpiti.

La valutazione del rischio di esportazione del contagio in Europa è stato oggetto di uno specifico documento pubblicato dall’ECDC (European Centre for Disease Control) che considera: molto basso o inesistente il rischio legato al semplice viaggio nelle zone colpite con contatto casuale (non fisico) come quello che può aversi sui mezzi di trasporto pubblico.

basso, il rischio dovuto ad un contatto da vicino, faccia a faccia, come un esame fisico, una misurazione della pressione,o temperatura.
moderato il rischio nel contatto faccia a faccia con un malato che stia tossendo o vomitando, senza un adeguato equipaggiamento protettivo, inclusa una protezione per gli occhi
elevato, il rischio nel contatto diretto con sangue e fluidi corporei dei pazienti affetti.

La misurazione è stata effettuata in rapporto sia al rischio dei viaggiatori europei, sia per il personale sanitario attivo in loco o eventualmente a contatto nei laboratori europei con materiale da esaminare proveniente dalle zone colpite: in tutti i casi gli unici rischi sarebbero legati al mancato rispetto della normativa igienica da adottarsi in queste situazioni.

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