Il potere delle emoticons cambia il nostro modo di pensare?

Gli smartphone e i social networks ci hanno introdotto nell’affascinanate mondo delle emoticons, le faccine multitasking che indicano ai nostri amici e conoscenti i nostri stati d’animo. Ma l’apparizione delle emoticons non è poi così recente, sembra che la più antica risalga al 1862, nientedimeno che all’interno di una trascrizione di un discorso del presidente Abraham Lincoln.

Il testo riporta la reazione del pubblico ad una battuta del presidente, segnalando ‘applausi e risate’ con il simbolo ;)”. Tuttavia, l’uso moderno si è sviluppato in seguito, e precisamente alla Carnegie Mellon University, quando uno dei membri della facoltà, Scott E. Fahlman, utilizzò la combinazione :-) come simbolo per sottolineare l’ironia del suo intervento.

In seguito, un artista indipendente, Harbey Ball, progettò la faccina gialla come simbolo da utilizzare su un pulsante per alzare il morale in una società di assicurazioni. Questo simbolo, che gli fruttò ben 45 dollari, fu poi rirpeso dalla cultura hippy e poi dalla cultura rave, e comparve su magliette e compresse di ectasy.

Ma è stato il mondo di internet a consacrare le emoticons, attraverso le quali i testi scritti sono stati arricchiti di faccine di ogni genere e tipo, quasi a voler rafforzare i lvalore già insito nelle parole, dando il via alla moda delle chat. La parola emoticon è la fusione di due parole inglesi “emotion” e “icon”, ovvero una combinazione di segni di interpunzione (punteggiatura) che permette di esprimere graficamente l’umore di chi scrive.

Il sociologo Alberto Abruzzese in una intervista del 2011, ha spiegato che le faccine “danno calore ad un tipo di comunicazione, quella on line, che è fortemente verbale. Riscaldare un messaggio professionale non è molto semplice. Diciamo che l’emoticon rende il compito più facile”.

Ma attenzione, in base ad unostudio condotto in Australi, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Social Neuroscience, dal punto di vista cognitivo, le faccine sono tutt’altro che innocue. Anzi, il loro uso starebbe cambiano il modo in cui funziona il nostro cervello.

Quello delle emoticons è un nuovo tipo di linguaggio tutto in fieri; il dottor Owen Churches della scuola di psicologia alla Flinders University di Adelaide spiega: “Le emoticons sono una nuova forma di linguaggio che stiamo creando”,e per decodificare il nuovo linguaggio abbiamo sviluppato un nuovo modello di attività celebrale”.

Psicologicamente parlando, Chruces afferma che i volti sono molto importanti, come riportato in un articolo pubblicato su ABC Science. In pratica ilconcetto è questo: tutti noi prestiamo ai volti motla più attenzione rispetto a qualsiasi altra cosa. E’ sperimentalmente assodato che le persone rispondono in modo diverso ai volti più di quanto non facciano altre categorie di oggetti.

Quando guardiamo l’immagine di un volto reale, riconosciamo la posizione della bocca rispetto al naso e agli occhi. Questo processo attiva parti molto specifiche del cervello. L’uso della punteggiatura emoticon attiva parti del cervello solitamente riservate per riconoscere i volti reali, e quando l’immagine è inclinata (90° gradi), si ottiene un altro modello specifico di attività cerebrale. Forse era meglio la pittura rupreste non credete?

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