Si #cambiaverso col vento: sbloccare l’eolico off-shore e fermare la corsa al petrolio

Arriva da Legambiente un’esortazione, anzi, un appello: “È arrivato il momento che il Governo sblocchi la situazione dei troppi progetti di eolico off shore fermi in Italia. Inaccettabile che si accolgano a braccia aperte progetti di nuove estrazioni petrolifere e si fermino quelli da fonti rinnovabili” IL dossier propone storie, numeri e analisi: “Trivelle SI, Eolico off-shore NO. Da Taranto a Termoli, da Gela a Manfredonia tutte le barriere all’eolico in mare e il via libera alle trivelle”

Benchè in questi anni siano stati presentati ben 15 progetti per impianti eolici da realizzarsi al largo delle coste italiane, non v’è l’ombra di impianti eolici off-shore, con il complice disinteresse del Governo e di Confindustria. E’ strano, da Termoli a Brindisi, da Manfredonia a Gela, là dove gli impianti eolici off-shore si trovano di fronte a barriere insormontabili, sarebbe possibile invece, l’apertura di cantieri per nuove piattaforme petrolifere. Una scelta questa che è palesemente contro gli interessi dell’ambiente, del clima, del Paese e dei suoi cittadini, il ground zero della lungimiranza. Regioni e Soprintendenze fanno spallucce di fronte a proposte e prospettive di villette, villaggi turistici, palazzi e porticcioli, ma si rivelano tanto solerti nel fermare l’eolico a largo delle coste.

Lo scenario europeo invece, è ben diverso: si lavora alacremente alla costruzione per le installazioni di impianti eolici off-shore, oltre 5.000MW complessivi, con 58mila posti di lavoro creati , con l’incoraggiante prospettiva di arrivare a 40 GW al 2020, in grado di soddisfare almeno il 4% della domanda elettrica europea, grazie anche ai miglioramenti tecnologici e di produzione. Ma in Italia, pur essendoci significative potenzialità per l’eolico off shore in alcuni tratti di mare che potrebbero soddisfare i fabbisogni elettrici di 1,9 milioni di famiglie, non si fa nulla. Sono questi i motivi per cui Legambiente chiede al Governo di percorrere una strada realmente innovativa, come avrebbe detto “qualcuno”, che #cambiaverso alle politiche per il Mediterraneo e l’energia. Non sarebbe forse giunto il momento di premiare l’innovazione e tutelare l’ ambiente, puntando sullo sviluppo dell’eolico off-shore attraverso progetti integrati nel paesaggio?

E’ la bandiera di Goletta Verde, in navigazione a ridosso del Gargano, cioè la storica campagna di Legambiente che si schiera a difesa dei mari e delle coste italiane, nel presentare il dossier “Trivelle SI, Eolico off-shore NO. Da Taranto a Termoli, da Gela a Manfredonia tutte le barriere all’eolico in mare e il via libera alle trivelle”.

A tal proposito Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente dichiara senza mezzi termini: “Senza ipocrisie è arrivato il momento che Renzi e i suoi Ministri si esprimano sull’eolico off-shore. Il premier dovrebbe dare il via libera al decreto Sblocca-Italia proprio in questi giorni e gli abbiamo in più occasioni segnalato cosa davvero serve al Paese per aprire nuove e significative prospettive di sviluppo. A partire proprio dalle rinnovabili, il cui contributo nel 2013 in Italia è stato pari al 33% dei consumi complessivi, attraverso un mix di fonti diverse e un sistema sempre più distribuito. Continuare in questa crescita è possibile e nell’interesse dell’Italia e dell’ambiente, per fermare i cambiamenti climatici. L’eolico off-shore può contribuire in questo mix di produzione pulita. Purtroppo, invece, nelle scelte fino ad oggi di Governo si sta scegliendo una strada completamente diversa, quella del via libera al petrolio e tasse e barriere contro le fonti rinnovabili, come purtroppo è avvenuto con il fotovoltaico con il Decreto Spalma-incentivi. Eppure le stesse stime del ministero dello Sviluppo economico calcolano che le riserve di petrolio presenti nei fondali marini italiani coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. I vantaggi per le compagnie petrolifere sono più che evidenti, visto che in Italia trovano una sorta di Eldorado con royalties bassissime, ma quali sono quelli per il nostro Paese e quali i rischi ambientali per l’intero Mediterraneo? Noi proponiamo un’idea diversa: fare del Mediterraneo un laboratorio di innovazione energetica pulita, accessibile e distribuita”.

Teoricamente l’Italia in relazione alle politiche energetiche, prevedeva per gli impianti eolici off-shore un obiettivo in crescendo: dai 100 MW che si sarebbero dovuti installare nel 2013 fino ad arrivare a 680 MW nel 2020, come da direttive Europee, esposte nel Piano di azione nazionale sulla promozione delle fonti rinnovabili . E’ qui che sta l’ipocrisia. Infatti nel 2012 c’è stata la revisione degli incentivi alle fonti rinnovabili (DM 6 luglio 2012), e per gli impianti off-shore eolici erano stati previsti 650 MW da assegnare tramite aste. Aria fritta, perché nella pratica nessun impianto eolico off-shore è in funzione o in cantiere, anzi, le aste sono andate deserte. Strano ma vero, per tutti i progetti di impianti eolici off-shore presentati in Italia sono sorti problemi nelle autorizzazioni ( benché alcuni procedimenti si siano conclusi con pareri di VIA positivi), si sono susseguiti ricorsi amministrativi, contrapposizioni tra Ministeri, Soprintendenza, Regioni ed Enti Locali. La spiegazione c’è, ed anche semplice: sono totalmente assenti riferimenti normativi in materia di regole per le autorizzazioni o per confronto con il territorio per gli impianti eolici off-shore. E le linee guida per le valutazioni che ad esempio valgono per i progetti presentati sul territorio italiano? Non sono in vigore. Ma per lo stesso Renzi, come anche per il Ministro dello Sviluppo economico Guidi, l’eolico off-shore non esiste tal’è la situazione, infatti non si sono nemmeno preoccupati di rispondere ad una lettera inviata dalle imprese che hanno i progetti bloccati. Per altri impianti, in una situazione del genere, Confindustria avrebbe fatto sentire alte le proprie grida.

La lacuna, o forse dovremmo dire “laguna”, in merito a regole chiare è così vasta che una Soprintendenza è in grado di bloccare un progetto eolico off-shore anche se posizionato a diversi chilometri dalla costa o di fronte a un impianto siderurgico semplicemente per motivi estetici, senza riferimento alcuno da seguire nell’analisi dei progetti. Per non parlare poi di alcune regioni che improvvisamente hanno riesumato la vena ambientalista, come ha fatto il presidente della Regione Sicilia, Crocetta, che si è schierato contro un impianto eolico in mare a Gela, ma è disponibilissimo a contrattare con Eni e altri per dare il via a perforazioni sia a terra che nei mari siciliani.

“Chiediamo al Governo italiano, semplicemente, di copiare quanto fatto negli altri Paesi europei dove la gestione dei progetti avviene in maniera molto diversa e trasparente”, conclude Zanchini , “Renzi potrebbe fare come in Spagna, dove sono state individuate le aree da tutelare per ragioni ambientali o di rotte commerciali e dove non è consentito presentare progetti, in modo da escludere proposte ed evitare polemiche come avvenuto in questi anni da noi per progetti, come in Sardegna, presentati in aree di straordinaria qualità ambientale, paesaggistica e vocazione turistica. Oppure di fare come in Francia dove il Governo, attraverso il confronto con gli Enti Locali, ha individuato le aree dove è possibile presentare impianti eolici e ha messo a gara la realizzazione”.

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