Tigri a rischio estinzione, in natura ne restano 3000

La tigre si sta estinguendo. A San Pietroburgo durante il ‘Summit Tiger’ 2010 quando tutti i Paesi ancora interessati alla presenza della tigre si sono impegnati per l’obiettivo “Tx2” (raddoppiare il numero delle tigri selvatiche entro il 2022) la popolazione mondiale di tigre selvatica era stata stimata in un minimo di 3.200 individui, ma secondo le stime degli ultimi mesi, nel corso del 2013, il loro numero sarebbe ulteriormente calato avvicinandosi pericolosamente alle 3000 unità.

Le diverse popolazioni  selvatiche si trovano ad affrontare il sempre più concreto rischio di estinzione in alcuni paesi a causa anche della mancanza di informazioni precise sullo status delle popolazioni che non consente di definire le azioni urgenti ed inderogabili da promuovere, denuncia con forza il WWF nel giorno dedicato alla tigre.

“Questa cifra era solo una stima,” ha detto Michael Baltzer, capo del WWF Tigers Alive Initiative. “Nel 2010 molti paesi non avevano intrapreso sistematiche indagini nazionali sulla tigre. Ora molti lo hanno fatto o lo stanno facendo, ma non tutti, lasciando grandi vuoti nella nostra conoscenza e dubbi sul reale status che sembra ogni giorno sempre più grave. Fino a quando non sapremo  quante tigri esistono e dove sono, non possiamo sapere il modo migliore per proteggerle. ”

Il bracconaggio è la più grande minaccia per le tigri selvatiche oggi. Insieme con avorio e corno di rinoceronte, la pelliccia e le ossa di tigre sono molto richieste in tutta l’Asia. Le statistiche del Network TRAFFIC, la rete di monitoraggio del commercio della fauna selvatica promossa da WWF e IUCN, evidenziano che  un minimo di 1.590 tigri sono state interessate dai sequestri avutisi tra gennaio 2000 e aprile 2014.

Ciò rappresenta una media di due animali uccisi a settimana, ma i livelli di bracconaggio reali sono suscettibili di essere significativamente più alti proprio perché per sua natura il mercato illegale sfugge ai controlli. Si teme quindi che i paesi che non svolgono indagini nazionali  potrebbero perdere le loro popolazioni di tigre a causa dei bracconieri senza rendersene conto. Questo potrebbe già essere avvenuto per alcuni paesi dove i segni di presenza delle tigri anche nelle aree protette sono sempre meno.

Le tigri sono in serio pericolo. La popolazione di tigri selvatiche è diminuita del 97% negli ultimi 100 anni e potrebbe sparire del tutto nel prossimo decennio se non si inverte velocemente la tendenza. Il WWF è stato una forza trainante del ‘vertice Tiger’ e rimane una forza importante dietro la porta del Tx2 globale, ma questo deve essere un impegno per tutti noi .

Attualmente  il numero delle tigri selvatiche sono noti per l’India, il Nepal e la Russia che svolgono indagini nazionali periodiche nel rispetto anche degli impegni presi. I numeri saranno presto noti per il Bhutan, Bangladesh e Cina, che sono in procinto di effettuare indagini ma non ci sono dati su Malesia, Indonesia, Thailandia, Myanmar, Laos, Cambogia e Vietnam.

Nelle foreste del Laos come del Vietnam il ruggito della tigre è sempre più labile, questi paesi così come tutti gli altri del Sud Est asiatico stanno assistendo ad una rapido depauperamento delle loro risorse, intere foreste stanno sparendo per sopperire alla domanda globale dell’industria del legname o per la crescita della agricoltura, inoltre propri da questi due paesi passano importanti rotte del commercio illegale verso la Cina per i prodotti del wildlife.

Il WWF chiede a questi paesi di effettuare indagini  con urgenza ed alla comunità internazionale intera, a tutti quei governi che hanno rapporti commerciali con questi paesi un impegno per salvaguardare e gestire con responsabilità ed in maniera sostenibile le risorse di quegli Stati. Occorrono 6-12 mesi per pianificare  indagini nazionali sistematiche  e un minimo di un anno per completarle, così queste indagini devono iniziare ora se un dato aggiornato sul numero globale di tigri in natura deve essere rilasciato nel 2016, quando si sarà percorsa metà della strada tracciata verso l’obiettivo Tx2 al 2022.

“Siamo a più di un terzo della strada per il 2022. Dobbiamo passare ad un ritmo più veloce e determinato se speriamo di raggiungere l’obiettivo Tx2” ha aggiunto Baltzer.

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