Unicef e WPP: catastrofe alimentare alle porte nelle aree isolate del Sud Sudan

Crisi umanitaria in Sud Sudan. Unicef e Wfp stanno incrementando le missioni congiunte per fornire assistenza alle persone disperate nelle zone isolate del Sud Sudan. In queste aree, infatti, il numero di bambini a rischio di morte per cause legate alla malnutrizione è aumentato drammaticamente e una catastrofe alimentare è alle porte.

In tutto il paese è stato istituito un Rapid Response Mechanism integrato per facilitare il trasporto degli operatori umanitari e delle forniture nelle aree isolate e fornire aiuti umanitari d’urgenza alle persone che hanno avuto poco o nessun accesso all’assistenza umanitaria. La situazione più disastrosa viene riscontrata nei tre Stati colpiti dal conflitto e cioè quelli di Jonglei, Unity e Upper Nile. Qui i dati indicano che tra il 60 e il 75 per cento della popolazione vive una grave condizione di insicurezza alimentare.

Si stima che circa 235.000 bambini sotto i cinque anni, quest’anno, avranno bisogno di un trattamento per malnutrizione grave acuta, il doppio rispetto all’anno scorso. Inoltre, almeno 675.000 bambini hanno bisogno di un trattamento per malnutrizione grave moderata. Finora, a causa delle difficili condizioni di sicurezza, la comunità umanitaria è stata in grado di fornire il trattamento richiesto solo al 10 per cento di questi bambini.

“Molte persone costrette ad abbandonare le proprie case devono camminare per giorni senza avere niente da mangiare prima di raggiungere città come la capitale dello Stato di Bentiu, nella speranza di trovare aiuto. Alcuni di loro, in particolare i bambini, arrivano così malnutriti che non c’è più niente da fare per salvarli”, ha dichiarato Jonathan Veitch, Rappresentante UNICEF in Sud Sudan. “Dobbiamo raggiungere le popolazioni delle aree isolate con forniture e servizi essenziali per risparmiare loro questo pericoloso viaggio. Il Rapid Response Mechanism ci offre la flessibilità necessaria per concentrarci sulle persone, soprattutto sui bambini, che hanno più bisogno della nostra assistenza”.

Le squadre di operatori umanitari inviate in località isolate registrano le persone e forniscono loro un’assistenza alimentare vitale, solitamente con lanci aerei e ponti aerei. Le squadre si occupano dei bambini che soffrono di malnutrizione, forniscono acqua, servizi e beni per l’igiene e la salute, identificano i bambini che sono stati separati dalle famiglie e, quando possibile, forniscono servizi educativi di base. Inoltre, speciali prodotti nutrizionali sono forniti ai bambini al di sotto dei 5 anni non ancora malnutriti per evitare che lo diventino. Attualmente ci sono state missioni congiunte in 15 località raggiungendo oltre 200.000 persone, inclusi 70.000 bambini al di sotto dei 5 anni. Il WFP ha anche raggiunto ulteriori 14 località, aiutando circa 350.000 altre persone.

“Operatori umanitari di grande esperienza che sono rientrati da comunità molto isolate raccontano di condizioni pessime, come non hanno mai visto prima” dice Joyce Luma, Direttrice del WFP in Sud Sudan. “Il lavoro di queste squadre sarà decisivo per evitare una catastrofe dovuta alla fame. Abbiamo urgente bisogno di fondi e di partner per ampliare la nostra presenza costante in zone isolate e dare sostegno alle attività alimentari e nutrizionali. È l’unica possibilità che abbiamo di evitare un disastro incombente”.

Il WFP ha iniziato le missioni di Rapid Response Mechanism a gennaio, con UNICEF. Altre agenzie si sono affiancate a marzo per aiutare a incrementare la capacità di assistenza e assicurare la sua completezza. I team attualmente operano a Koch e Nihaldu nello Stato di Unity dando assistenza a 58.700 persone mai raggiunte prima.

Le terribili condizioni delle persone arrivate a Bentiu hanno spinto gli operatori umanitari a raggiungere le aree di provenienza con delle missioni di verifica. I primi dati segnalano tassi di malnutrizione estremamente alti tra i bambini al di sotto dei 5 anni. Altre missioni sono previste nello Stato di Unity. Nei prossimi mesi UNICEF, WFP e altri partner compieranno missioni, ogni mese, in 30 siti difficili da raggiungere a Jonglei, Unity e Upper Nile.

Il conflitto in Sud Sudan ha creato 1,5 milioni di sfollati. Oltre 1,1 milione – di cui più della metà sono bambini – vivono in ripari di fortuna all’interno del Sud Sudan con scarso o nessun accesso all’assistenza umanitaria. Quattro milioni di persone vivono in una condizione di insicurezza alimentare d’emergenza. UNICEF mette in guardia che 50.000 bambini al di sotto dei 5 anni probabilmente moriranno quest’anno se non potranno ricevere trattamenti per curare la malnutrizione grave. Questa crisi ha avuto anche un grave impatto sull’accesso umanitario come pure sulla disponibilità di servizi sanitari, igenici e sulla disponibilità di acqua.

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